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Ma l'assenza italiana dalla "Sigonella Ue" è un errore grave

Inviare truppe per ricordare ruoli e valori dell'Alleanza atlantica. Craxi l'esempio

Ma l'assenza italiana dalla "Sigonella Ue" è un errore grave
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Il valore dei simboli in alcuni casi ha pesato più dei fatti in sé nella Storia. Sono momenti che restano nella memoria e si trasformano in punti cardinali da cui nascono culture e nuove identità. Al di là degli interessi strategici militari ed economici in gioco in Groenlandia, Donald Trump chiede ai Paesi europei, non all'Unione che lui non prende neppure in considerazione, un atto di sudditanza: quell'isola mi serve - è la minaccia - e me la prendo con le buone o con le cattive.

È l'approccio di chi vuol dimostrare chi comanda nella bieca logica del più forte. Poco importa se quel territorio appartiene ad un altro Paese e se a quel popolo di nativi l'idea di diventare il cinquantunesimo Stato americano non passa neppure per l'anticamera del cervello: anche perché - tra l'omicidio di Minneapolis e l'invenzione di dazi a scopo coercitivo - la democrazia americana ha perso molto del suo fascino. Né in questo caso possono valere le ragioni che hanno portato il sottoscritto ad applaudire all'intervento USA in Venezuela e a sperare pure in quello in Iran: i regimi di quei Paesi con il paravento del diritto internazionale si sono messi sotto i piedi i diritti umani e la democrazia. Qui parliamo, invece, di un lembo d'Europa e cioè dell'ultima parte del globo in cui valori come libertà, democrazia e autoderminazione dei popoli ancora contano.

L'idea di alcuni Paesi europei di ribellarsi al sopruso e di inviare per solidarietà ad un Paese della Ue, la Danimarca, dei contingenti militari, nei fatti un atto simbolico, rappresenta proprio la difesa di quei valori, dell'unità e dell'identità europea. Come dire: con gli Stati Uniti siamo alleati ma in Europa ci siamo noi con le nostre leggi, le nostre culture, le nostre convinzioni giuste o sbagliate che siano. Sono episodi del genere che forgiano una nuova identità, che testimoniano l'evoluzione dai sovranismi nazionali "vecchi e pericolosi" - per citare Silvio Berlusconi - verso il "sovranismo europeo". Ecco perché, pur stimando non poco il ministro della Difesa Guido Crosetto, con tutto il rispetto non considero la decisione di quei Paesi "una barzelletta". Semmai "barzelletta" può essere considerato il comportamento della Germania, che ha spedito soldati nell'isola artica per ritirarli 48 ore dopo. Ed è mortificante che l'Italia non sia là. Perché un'alleanza, anche quella con un partner storico come gli Stati Uniti, anche quella contemplata dai trattati NATO che ci ha garantito ottanta anni di pace, si basa innanzitutto sul rispetto reciproco. Senza il quale prima o poi pure il più granitico dei patti va in frantumi. Un concetto che va ricordato e rivendicato.

Bettino Craxi quando gli Stati Uniti tentarono di far valere le loro leggi sul territorio italiano non ci pensó due volte a far circondare i Marines dai carabinieri a Sigonella. E lì l'interlocutore era un gigante della Storia come Ronald Reagan, non Donald Trump. Probabilmente come Craxi si sarebbero comportati personaggi del calibro di Mitterand o Chirac, di Kohl o Merkel, e anche quel Giulio Andreotti, per anni considerato l'Amerikano, che all'epoca era ministro degli Esteri.

Non essere oggi in Groenlandia,

cioè non essere protagonisti - insieme agli alleati Ue - di una Sigonella europea con la bandiera italiana accanto a quella dell'Unione, rischia di rivelarsi in futuro non solo un'occasione mancata, ma anche un grave errore.

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