L'assurdo appello per cancellare la guerra dai libri di scuola

Un gruppo di docenti e il Movimento NonViolento promuovono un appello "per cacciare la guerra e il patriarcato fuori dalla storia" cancellando i riferimenti alle guerre dai libri di storia. Solo conoscendo le tragedie del passato possiamo evitare che si ripetano ed è fondamentale tener vivo nelle giovani generazioni il valore della memoria che è l’opposto dell’oblio e non si può eliminare con un tratto di penna

L'assurdo appello per cancellare la guerra dai libri di scuola

La crisi del ruolo dell’intellettuale va di pari passo con il proliferare di appelli sui temi più disparati, quasi a voler dimostrare che, finché si promuovono istanze e proposte, continua ad avere un senso (e un’utilità) la figura dell’intellettuale. Ultimo in ordine di tempo è l’appello rivolto “alla Ministra dell’Università e della Ricerca, al Ministro dell’Istruzione, alle Studiose, agli Studiosi, alle Case Editrici” da parte di un gruppo di docenti e dal MovimentoNonviolento pubblicato su “Il Manifesto”. Già dall’intestazione con l’utilizzo della parola “ministra” al posto di “ministro” dovrebbe suscitare qualche riflessione ma è il contenuto della “lettera aperta sui manuali scolastici e universitari” a colpire. Si tratta di un appello tragicomico basato un assunto di fondo del tutto sbagliato: “noi crediamo che, per cacciare davvero la guerra e il patriarcato fuori dalla storia, sia indispensabile cambiare il paradigma culturale, promuovere un sapere diverso da quello appena presentato e dare spazio al racconto della costruzione della pace con mezzi pacifici, mettere in luce il ruolo delle donne e dei popoli che hanno contribuito alle trasformazioni storiche senza ricorrere alle armi; meglio ancora, dipanare per mezzo di queste categorie il filo della Storia intera”.

L’idea alla base della lettera si può sintetizzare grosso modo così: se si parlasse meno di guerra e più di pacifismo nei libri di storia, ci sarebbero meno conflitti. Una visione grottesca che non tiene in considerazione che la guerra, così come il male e il peccato, piaccia o meno, è parte dell’animo umano. Dalle parole dei promotori emerge una visione intrisa di razionalismo che tende (non è una novità d’altro canto) a non considerare la natura umana ma a voler razionalizzare ogni fenomeno. Inoltre l’appello si basa sull’errore di fondo tipico di una mentalità diffusa in Occidente secondo cui tutti i popoli e tutte le civiltà adottano i nostri stessi criteri. Se anche si cancellasse ogni riferimento alla guerra dai libri di scuola in Europa (nella nostra società c’è peraltro già una rimozione del concetto tra i giovani), non accadrebbe lo stesso in altri continenti e nazioni con la conseguenza di indebolire ulteriormente l’Occidente. Peraltro, pensare di guardare a eventi accaduti secoli fa con gli occhi del presente, è il più grande errore che uno storico possa compiere e utilizzare gli schemi di oggi per leggere la storia è un comportamento antiscientifico.

Eppure, nonostante la visione errata alla base dell’appello, sarebbe sbagliato sottovalutare iniziative di questo genere che hanno l’obiettivo di modificare la struttura stessa della scuola italiana. Non a caso si cerca di cambiare la scuola modificando il pensiero delle giovani generazioni a partire dal tentativo di riscrivere e cancellare la storia: “benché il nostro discorso valga anche per tutti gli altri ambiti disciplinari, è soprattutto e in primo luogo nella manualistica della Storia che avvertiamo la necessità di modifiche urgenti e sostanziali”.

Emblematica l’immagine scelta a corredo dell’articolo su "Il Manifesto" con una statua di Luigi XIV rimossa (per un restauro ma l’iconografia è quella della cancel culture). Nelle ultime righe della lettera si chiede di modificare non solo il contenuto ma anche la forma dei libri di storia affinché: “presentino un linguaggio adeguato al cambiamento di paradigma auspicato, e superino il lessico del maschile indifferenziato, dell’impersonalità, del preteso oggettivismo per fare un passo culturale decisivo verso un uso delle parole consapevole della loro non neutralità”. Dopo aver letto il contenuto dell’appello, non resta che invertire il paradigma sottolineando la necessità di difendere lo studio della storia anche nei suoi eventi più tragici e della lingua italiana basata sui generi maschile e femminile. Solo conoscendo le tragedie del passato possiamo evitare che si ripetano ed è fondamentale tener vivo nelle giovani generazioni il valore della memoria che è l’opposto dell’oblio e non si può cancellare con un tratto di penna.

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