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Il latino, i paramenti e l'ecumenismo: il rifiuto della Chiesa troppo "modernista"

Le differenze formali e quelle sostanziali. Fino al rifiuto del dialogo interreligioso

Il latino, i paramenti e l'ecumenismo: il rifiuto della Chiesa troppo "modernista"
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Non solo differenze nel rito e nella liturgia, ma, in pratica, anche nel mancato riconoscimento del primato del Papa, a cui spettano le nomine dei vescovi. Sono diversi i punti di contrasto tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano. Il principale riguarda la riforma liturgica prevista dal Concilio Vaticano II, ovvero la messa moderna con l'abbandono del latino. Ma non è solo la lingua a far divergere i lefebvriani, fondati da Marcel Lefebvre proprio all'indomani del Concilio, e la chiesa cattolica. La messa tridentina è il loro "must", con il latino e il sacerdote che è con le spalle ai fedeli. Se però le celebrazioni seguono le norme liturgiche, la Chiesa Cattolica ammette questo tipo di messe. Il rito dei tradizionalisti è più uniforme, senza originalità, niente chitarre o musica "moderna". Solo canto gregoriano. In una parola, niente "modernismi" introdotti dal Concilio Vaticano II.

Altro elemento di divisione riguarda i paramenti utilizzati durante le celebrazioni. Anche nella messa di consacrazione di ieri a Econe, i celebranti e i consacrandi vescovi hanno indossato, come sempre, i solenni paramenti antichi. Dai guanti rossi per i consacranti, bianchi per i nuovi vescovi alle scarpe bianche su calzini rossi per i quattro nuovi presuli consacrati, contro la volontà del Papa. Secondo l'uso tradizionale, al momento della consacrazione i quattro nuovi vescovi sono stati anche bendati su fronte e mani per ricevere l'olio sacro.

I tradizionalisti della Fraternità San Pio X indossano sempre la talare nera e mai il cosiddetto clergyman, il completo usato dai sacerdoti nella loro vita quotidiana.

Ci sono poi altri tre principi che allontanano i lefebvriani dalla chiesa cattolica: la libertà religiosa dello Stato, l'ecumenismo e il dialogo interreligioso.

I tradizionalisti contestano il principio previsto dalla "Dignitatis Humanae" ("Della dignità della persona umana"), la Dichiarazione approvata a fine Concilio che prevede che uno Stato non debba impedire a una persona di professare la propria religione, qualunque sia. I lefebvriani ci vedono una diminutio della fede cattolica e una contraddizione col magistero precedente.

Inoltre i lefebvriani definiscono "eretici" i protestanti e gli aderenti a tutte le altre confessioni cristiane non cattoliche, dunque non accettano l'ecumenismo. La San Pio X è contraria anche al dialogo con le religioni non cristiane, in nome della lotta al relativismo religioso.

Ma l'elemento di rottura più forte è l'ordinazione dei vescovi senza mandato pontificio.

Di fatto, anche se Fraternità riconosce il Papa come capo della Chiesa cattolica e in 56 anni non ha mai detto di voler fondare una nuova Chiesa, l'atto di ieri a Econe consacra il mancato riconoscimento del primato petrino. E il respingimento delle novità, dai lefebvriani definite moderniste, introdotte con il Concilio Vaticano II.

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