Coronavirus

"Al lavoro giorno e notte. Trasportiamo la speranza"

Il capo del comando operativo interforze: "Nei primi 5 giorni non serve tenerli a meno 70 gradi"

"Al lavoro giorno e notte. Trasportiamo la speranza"

C'è un grande impegno delle Forze armate nella distribuzione dei vaccini. A parlarne il colonnello Alessandro Grassano, capo sala operativa del Coi, Comando Operativo di Vertice Interforze, lo strumento delle Forze armate che normalmente dirige e coordina le operazioni militari all'estero e le emergenze nazionali, compresa quella legata al Covid.

Qual è stato il piano di distribuzione in questa prima fase vaccinale?

«In questa prima fase la Difesa contribuirà esclusivamente alla distribuzione contemporanea in tutte le Regioni per il V-Day, in base al piano elaborato insieme al commissario per l'emergenza Domenico Arcuri. Abbiamo preparato tutti i nostri mezzi e velivoli per la distribuzione nei venti punti indicataci dalla struttura commissariale in tutte le regioni d'Italia. Il 21° punto è lo Spallanzani, che sarà fornito direttamente dalla Pfizer. Abbiamo messo in campo cinque mezzi dell'Esercito di cui quattro che sono andati in località entro i 300 chilometri da Roma e il quinto che ha trasportato la maggior parte dei vaccini a Pratica di Mare. Una volta arrivati lì sono stati caricati a bordo di un P-180 della Marina che ha fatto il trasporto delle dosi su Bari e Potenza, di due Dornier dell'Esercito, di cui uno per Lamezia Terme e Catanzaro e il secondo Firenze, Bologna e Ancona più due C-27 della 46esima Brigata aerea dell'Aeronautica che hanno coperto le tratte per Cagliari, Palermo, Milano Linate e Verona Villafranca. Da Linate due mezzi dei carabinieri hanno fatto il trasporto sulle città di Aosta e Torino e un mezzo della Marina su Genova. Per Verona abbiamo utilizzato un mezzo dell'Aeronautica per il trasporto su Palmanova e tre mezzi dell'Esercito su Venezia, Trento e Bolzano».

Quanto personale avete messo in campo?

«Circa 250 tra uomini e donne e 60 automezzi più i cinque velivoli sono stati messi a disposizione dal Ministero della Difesa guidato da ministro Lorenzo Guerini».

A che temperatura avete trasportato le dosi?

«I vaccini Pfizer sono arrivati a meno 70 gradi, ma sono stati messi in contenitori sigillati con una temperatura stabilizzata tra i 2 e gli 8 gradi. Possono permanere così per cinque giorni e sono pronti per essere inoculati. Con le tempistiche della distribuzione non c'è necessità di mantenerli a -70 gradi».

Dalla sala operativa come avete gestito le operazioni?

«Abbiamo stabilito tutto il piano, in collegamento con tutte le Forze Armate e in collaborazione con il ministero dell'Interno, per tutto quello che riguarda la parte sicurezza. Abbiamo quindi monitorato tutti i movimenti con le sale operative delle Forze armate e nel caso in cui ci fossero stati problemi con i mezzi avevamo dei piani di back-up per sostituirli in tempo reale».

Quando inizierà la seconda fase?

«Presumibilmente entro i primi giorni di gennaio. La Difesa non farà la distribuzione dei Pfizer nella seconda fase, ma dei vaccini cold, non freeze (quelli di Moderna e i successivi) e per l'arrivo di questi vaccini stiamo ancora alle tempistiche che saranno dettate dalla struttura organizzativa della Sanità».

Già avete un piano?

«Sì, ormai ci lavoriamo da qualche settimana in stretto coordinamento con la struttura commissariale e abbiamo sempre il solito hub nazionale a Pratica di Mare e poi ulteriori hub regionali delle Forze armate dove verranno stoccati i vaccini per la successiva distribuzione nei punti che ci saranno indicati».

Quanto è importante l'impegno delle Forze armate nella fase vaccinale?

«La responsabilità per la vaccinazione sarà del ministero della Salute e la sanità militare, qualora richiesto, potrà dare il suo contributo, in particolar modo per raggiungere Rsa o domicili di persone con difficoltà motorie. La Difesa si occuperà principalmente dei trasporti, conservazione e distribuzione fino alle farmacie ospedaliere. È un impegno molto importante. Lavoriamo 24 ore al giorno, sette giorni su sette, ovviamente con dei turni, anche nei festivi, in stretta collaborazione con tutte le altre componenti dello Stato, ma lo facciamo per una giusta causa».

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