C'è un filo rosso che si annoda attorno alla sinistra europea. Un filo che lega l'estremismo progressista, quello più ideologicamente intriso di idolatria woke, all'estremismo islamico. Succede in Italia dove si moltiplicano i candidati musulmani in lista. Succede in Francia dove Jean-Luc Mélenchon e il suo partito, La France Insoumise, sono accusati di "islamo-gauchisme", ovvero di complicità con la falange più radicale dell'islam. E succede nel Regno Unito dove la leadership dei Verdi incarna benissimo il doppio volto di questa sinistra: da una parte il leader Zack Polanski, ebreo, omosessuale e vegano; dall'altra uno dei suoi vice, Mothin Ali, musulmano integralista, nato da famiglia bengalese, e da più accusato per le sue posizioni contro Israele. Il tutto in un clima preoccupante, con aggressioni e attacchi a sinagoghe e ebrei.
Ci sono due immagini che, più di tutte, raccontano l'incredibile dicotomia dei Verdi inglesi. Una è di Polanski sul carro del Pride con un ballerino che si dimena in abiti a dir poco succinti. L'altra è di Mothin con la moglie integralmente coperta dal niqab. A preoccupare, però, sono le accuse di antisemitismo mosse contro i Verdi.
Secondo un documento dei laburisti almeno 25 candidati dei Verdi avrebbero tendenze antisemite che mescolano teorie del complotto sugli attentati dell'11 settembre, frasi naziste ed elogi del massacro del 7 ottobre. Poco meno di una settimana fa la polizia di Londra ha arrestato due candidate con l'accusa di incitamento all'odio razziale, una per aver postato immagini di Hamas e per bollato come "vendetta" l'agguato contro una sinagoga.
Anche Ali si è lasciato andare in più di un'occasione a espressioni pro-7 ottobre, è finito sotto indagine nel partito, ma alla fine è rimasto al suo posto. Non solo. In diverse occasioni ha invitato i membri del partito sospesi per antisemitismo a fare causa contro il partito stesso.
Pure Polanski, che discende da una famiglia di ebrei polacchi scappati dalla Germania nazista, ha messo like sui social a post che accusavano il premier Keir Starmer di essere "pagato da potenti ebrei". Dati e numeri che non possono far parlare di pochi estremisti, ma di un male che ha contagiato gran parte del partito.