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Leone benedice Ruini. "Un pastore saggio, ha lasciato il segno"

L'omelia del Papa a San Pietro: "Gli dobbiamo tantissimo". C'era anche Prodi

Leone benedice Ruini. "Un pastore saggio, ha lasciato il segno"
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La "benedizione" di Papa Leone sul cardinale Camillo Ruini. Prevost presiede le esequie dell'ex presidente della Cei e traccia la fotografia di un "pastore saggio e sollecito", a cui "la Chiesa italiana deve moltissimo", perché ha svolto il suo ministero in un periodo delicato della vita politica e sociale dell'Italia, offrendo una "visione contro il relativismo valida ancora oggi".

Funerali solenni nella Basilica di San Pietro, all'altare della Cattedra, presieduti da Leone che, durante l'omelia, cita alcuni scritti di Ruini, chiamandolo in un passaggio perfino "Camillo", ad indicare la sintonia del pontefice statunitense con il porporato emiliano.

La semplice bara di legno, con sopra il Vangelo, arriva poco dopo le 16 nella cappella dove sono già presenti sacerdoti, religiosi, suore e alcuni fedeli. In prima fila la storica perpetua di Ruini, Pierina. A nome del governo italiano è presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Tra le istituzioni anche la ministra della Famiglia e Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che durante la presidenza Cei del cardinale Ruini fu la portavoce del Family Day, fortemente sostenuto dall'allora capo dei vescovi. Ed ancora: Marcello Pera, Pierferdinando Casini, Maurizio Gasparri, il fondatore della Comunità di Sant'Egidio, Andrea Riccardi. Arriva anche Romano Prodi, legato a Ruini da una profonda amicizia. Fu proprio "don Camillo" a tenere l'omelia al matrimonio tra il professore e la moglie Flavia.

Il Papa chiude la processione del rito funebre, alla presenza di oltre 30 cardinali della curia romana. "Per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli", dice durante l'omelia, ricordando come abbia lasciato il segno nella Chiesa e nella società italiana con iniziative come il Progetto culturale così come ne ha sottolineato la vicinanza e la fedeltà a Giovanni Paolo II. "Presenza attiva e dialogante anche con il mondo laico - prosegue il pontefice - la Chiesa italiana gli deve moltissimo".

Una vita, quella del cardinale originario di Sassuolo, scomparso all'età di 95 anni, "spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza". Cita, Papa Leone, alcuni passaggi del testamento spirituale di Ruini. "Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore", scriveva il cardinale. Il Papa ricorda il motto di Ruini: "Veritas liberabit nos", "La verità ci renderà liberi".

Parole, dice Prevost, che ricordano "con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell'uomo". Il Papa spende per lui parole di profonda ammirazione e gratitudine.

Presenti tutti i "successori" di Ruini a capo della Cei, dal cardinale Angelo Bagnasco a Gualtiero Bassetti, fino all'attuale Matteo Zuppi. Così come i vicari della Diocesi di Roma, Baldo Reina e Angelo De Donatis. Assente invece il cardinale Agostino Vallini.

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