La manifestazione di Matteo Lepore era abusiva. Il sindaco di Bologna, convocando la piazza per la “giustizia” e la “verità”, non ha avvisato questura e prefettura. Il tam tam parte dalla mattinata di ieri, quando qualcuno si accorge della falla. Il ministero dell’Interno avvia un’istruttoria immediata sulle modalità organizzative. Stando a quanto ricostruito dal Giornale, l’esponente del Pd si sarebbe limitato a un comunicato stampa. Per le mancate comunicazioni, in questi casi, è prevista una sanzione amministrativa. Quella di tre giorni fa non è stata una piazza qualunque: da quella manifestazione sono partite le raffiche degli antagonisti che hanno messo a ferro e fuoco la città. Nelle intenzioni del primo cittadino, Bologna si sarebbe dovuta stringere “in un abbraccio” attorno alla famiglia di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto dopo un intervento delle forze dell’ordine. Sulle cause del decesso del cittadino di origine marocchina indaga la magistratura. Ma da piazza Roosvelt, a pochi passi dalla piazza convocata senza preavviso, hanno preferito comunque assaltare le forze dell’ordine. Un esito telefonato, che il sindaco di Bologna avrebbe dovuto prevedere. La mancanza delle necessarie autorizzazioni alimenta una polemica politica già accesa. Per Marco Lisei, senatore di Fdi, il sindaco non ha comunicato nulla a questura e prefettura “in spregio delle istituzioni e con arroganza”. Il parlamentare meloniano cita poi la ricostruzione dello stesso Lepore: “Solo successivamente avrebbe mandato dei messaggini, pratica non prevista dal Tulps, sempre che il sindaco sappia cos’è il Tulps”. Il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza prevede almeno un preavviso.
Anche la Lega attacca, con l’europarlamentare Anna Maria Cisint e con il consigliere comunale Matteo Di Benedetto: “Una scelta incomprensibile e irresponsabile, soprattutto alla luce del clima di forte tensione che si era creato in città”. Lepore, in sintesi, ha avvisato questura e prefettura in contemporanea ai giornali. Prima di allora, il sindaco non ha fatto alcuna valutazione preventiva con le autorità. A scuotere il pomeriggio ci pensa Luca Calabrese, poliziotto ferito nella guerriglia urbana scatenata dai centri sociali, che sottolinea come Lepore non gli abbia neppure dato “solidarietà”. Il racconto dell’agente è dettagliato: " Si sono avvicinati sempre più a noi, sono partiti calci, insulti e poi il lancio di qualsiasi cosa trovassero a loro disposizione, dalle bottiglie di vetro alle pietre, i cartelli stradali, le reti metalliche di un cantiere vicino, le biciclette, di tutto, con cui poi hanno fatto pure delle barricate". Ma a destare scandalo è il fatto che il primo cittadino non abbia neppure telefonato al giovane ventiduenne rimasto ferito. Il coro è automatico: Fdi, che sempre con Lisei annuncia un’interrogazione parlamentare, chiede al primo cittadino di dimettersi. Non è finita. Il Sap, sindacato di polizia, sceglie le carte bollate a tutela degli oltre sessanta agenti feriti: “Abbiamo dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi opportune”. Per il sindacato, Lepore dovrebbe rispondere dei “danni” subiti.
Il centrosinistra, però, opta per la solidarietà. Trentacinque primi cittadini, da Silvia Salis a Roberto Gualtieri, scrivono una lettera in cui chiedono alla premier Giorgia Meloni e al centrodestra di fermarsi con gli attacchi. Considerando quanti sindaci di centrosinistra amministrano in Italia, pochi. Del resto, il sindaco di Bologna ha raccolto una piazza che ha assunto tratti violenti. Ed era più che pronosticabile.
