"Letta non ne azzecca una"

Patrimoniale, ddl Zan, ius soli, politica estera e comunali. Enrico Letta sembra sbagliarle tutte e, intanto, FdI ha già superato il Pd

"Letta non ne azzecca una"

“Draghi ha dato proprio una bella sberla a Letta”. È questo il commento più ricorrente tra i parlamentari dem dopo che il premier ha bocciato pubblicamente l'idea del segretario del Pd di introdurre una sorta di patrimoniale per andare in aiuto ai giovani.

"Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli", ha ribadito il premier rispondendo a una domanda sulla proposta lanciata da Letta dalle pagine del Corriere della Sera di introdurre “una dote per i giovani, finanziata con una parte dei proventi della tassa di successione”. Il primo esponente dem a commentare negativamente questa proposta è stato il senatore Andrea Marcucci che, all'Adnkronos, spiega di condividere la posizione di Draghi:“La tassa di successione è particolarmente odiata dagli italiani ed aggiungo giustamente, inoltre non è certo questo il periodo per aumentare le imposte, seppur a fin di 'bene'". “Draghi propone un pacchetto casa per gli under 36 dove abolisce la tassa di registro e pieno sostegno con garanzia statale, Letta punisce chi ha una casa dai nonni e non parla né alla sinistra che lo vota né ai moderati. Troppo comoda prendersela sempre col ceto medio”, inveisce una fonte parlamentare della maggioranza parlando con ilGiornale.it. “Il Pd non ha mai usato la parola patrimoniale perché si sa che crea casino ed è un tema più di sinistra-sinistra. Te le vai a cercare”, gli fa eco una deputata democratica che conferma: “Noi parlamentari siamo rimasti tutti basiti. Non sapevamo nulla di questa proposta”.

Per Enrico Letta sembra finita la luna di miele col Pd. “Al di là della botta che ha preso da Draghi, c'è il problema che va un po' troppo per conto suo”, ci dicono e aggiungono: “Sembra uguale a Zingaretti e Bettini”. Per il momento si tratta ancora di piccoli malumori, “mugugni che corrono sotto traccia” e la minoranza interna di Base Riformista non intende ancora sfidare la leadership del segretario con i big, Giorgio Gori o Stefano Bonaccini. Il giudizio complessivo di questi primi mesi di segreteria, però, è quasi unanime: “Letta non ne azzecca una”. Dalla patrimoniale al ddl Zan, passando alle alleanze per le comunali, gli errori strategici e comunicativi di Letta iniziano a esser numerosi. “All'inizio si perdona tutto, ma l'insoddisfazione su Roma e non solo per le alleanze col M5S. Ognuno spera sempre che siano errori marginali, ma se questi errori continuano diventa un problema”, ci dicono dal Transatlantico di Montecitorio e, poi, spiegano: “La luna di miele si è spezzata sulle comunali di Roma e Napoli dove ci sarebbe dovuto essere una sorta di scambio: Zingaretti a Roma e Fico a Napoli. Uno al Pd e uno al M5S, ma alla fine il M5S ha incastrato Zingaretti in Regione”.

“Ma anche la gestione parlamentare, in alcuni casi, è risultata complicata”, ci confermano da Palazzo Madama dove il Pd si sta giocando la partita del Ddl Zan. “I numeri per approvarlo non ci sono anche perché c'è il voto segreto”, osservano alcuni senatori che rivelano: “Il Pd ha presentato un cronoprogramma per completare le audizione e mandare il testo in Aula a luglio, ma quando la prossima settimana il presidente Ostellari allungherà i termini della discussione,sarà chiaro che il Ddl Zan non avrà possibilità di andare in Aula a breve”. “A quel punto qualcuno, dentro il Pd, proporrà di cambiare il testo e riportarlo, dunque, alla Camera per togliere i punti divisivi come l'identità di genere”, assicurano i senatori dem critici verso questo provvedimento. E, infine, c'è la gestione comunicativa della crisi medio-orientale. “L’Italia è un paese che ha avuto una politica di amicizia per i palestinesi, un patrimonio che non è stato solo della sinistra, ma di tutte le forze democratiche, da Enrico Berlinguer a Bettino Craxi, ad Aldo Moro e molti altri. Oggi i palestinesi sono stati abbandonati dall’Italia e dall’Europa e neppure le migliori forze della sinistra sembrano in grado di tornare a dire la verità”, ha dichiarato in un’intervista al Fatto Quotidiano, Massimo D’Alema. Un pensiero condiviso da una parte della sinistra non è piaciuto che Letta abbia solidarizzato con Israele salendo sullo stesso palco insieme al centrodestra.

A tal proposito, il sondaggista Federico Benini, sentito telefonicamente da ilgiornale.it, dice: “Non si perdono o guadagnano voti stando dalla parte di Israele e della Palestina, ma la foto fatta da Letta insieme a Salvini Meloni e tutto il cdx ha fatto storcere più di qualche naso agli elettori dem”. Nel complesso, però, Letta, pur provenendo dalla Margherita, ha voluto essere più vicino ad alcune tematiche dato che dentro il Pd è sostenuto da una maggioranza più a sinistra di lui. “Dal punto di vista comunicativo penso sia stato un errore insistere sullo ius soli e i diritti civili perché, in questo contesto, i temi del lavoro e dell'economia potevano fare più breccia nell'elettorato di sinistra. Lui, secondo me, ha voluto far vedere di non essere distante da Zingaretti. Ha fatto bene, ma ha sbagliato il momento storico”, spiega Benini. Tutti questi errori strategici e comunicativi di Letta hanno inciso sensibilmente dal punto di vista elettorale, visto che FdI pare aver superato, seppur di poco, il Pd. “In FdI, Lega e Pd sono tre partiti che viaggiono attorno al 19-20% e tutti all'interno del margine di errore. Di questi tre, un partito può essere primo come secondo o terzo”, osserva Benini che conclude: “Il fatto è che il Pd si è assestato intorno a questi valori da un anno e mezzo e non riesce a superare la soglia del 20%. Questo è un problema di offerta politica, manca un tema caratterizzante del Pd”.

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