L'Europa smaschera le Ong: "Aiutano scafisti e clandestini"

I criminali puntano sulle organizzazioni umanitarie e istruiscono chi sbarca a non cooperare con la polizia

L'Europa smaschera le Ong: "Aiutano scafisti e clandestini"

Il numero dei migranti disposto a rischiare la vita per attraversare il Mediterraneo cresce di anno in anno, ma cala il numero di chiamate di soccorso arrivate alle forze dell'ordine italiane dai telefoni satellitari a bordo delle carrette del mare. Eppure, fin dai tempi di Mare Nostrum, i trafficanti avevano capito che il mezzo più semplice per recapitare a destinazione il proprio carico di uomini era metterli in mare su una barca scadente e poi chiedere aiuto alle autorità navali italiane. Il rapporto 2017 dell'agenzia europea Frontex fornisce una spiegazione della nuova tendenza: sempre più spesso i trafficanti fanno soccorrere i gommoni dalle navi delle organizzazioni umanitarie che si sono aggiunte a quelle militari nella missione di salvare i migranti. Le operazioni in mare in cui sono coinvolte le navi umanitarie sono cresciute dal 5 al 40 per cento. E nei mesi tra luglio e novembre 2016 gli interventi delle organizzazione sono stati più numerosi delle chiamate di soccorso dei telefoni satellitari al Centro di coordinamento del soccorso marittimo. La conclusione di Frontex è durissima: «Così, anche non intenzionalmente, si aiutano i criminali a raggiungere i loro obiettivi a costi minimi, rafforzando il loro modello di business». Ancora più duro era un precedente documento riservato, svelato dal «Financial Times» nello corso dicembre, secondo cui il personale delle navi delle Ong istruisce i migranti a non cooperare con la polizia. Se a questo si aggiunge che le missioni navali, dopo le pesanti critiche a «Mare Nostrum», hanno adottato una linea più ferma nei confronti dei trafficanti, con centinaia di arresti e imbarcazioni confiscate, si capisce come mai i trafficanti preferiscano rivolgersi ai volontari delle Ong.

L'azione dei volontari organizzati è sempre più vasta e incisiva: la flotta delle varie organizzazione, tra cui anche «giganti» della solidarietà come Medici senza frontiere, conta 14 navi e un aereo. E, spiega il rapporto di Frontex, si muove anche all'interno delle acque territoriali libiche e interviene anche senza chiamate di soccorso. Secondo l'agenzia, questo atteggiamento e la mancanza di coordinamento con le autorità navali, finisce per creare un effetto traino, facendo aumentare le partenze, che in effetti nel 2016 hanno segnato un record, con quasi 182.000 migranti sbarcati sulle coste italiane.

Ma non solo. Secondo Frontex, le modalità di azione delle Ong e la fame di denaro dei trafficanti spinge a partire anche in condizioni di mare pericolose e con barche sempre più affollate (la media è salita da 90 a 160 passeggeri per gommone). E i morti in mare sono aumentati a 4.500 dai 3.175 del 2015. Al momento non ci sono prove di collusioni vere e proprie tra i trafficanti e le Ong, collusioni difficili da immaginare per le Ong più grandi. Ma, come aveva raccontato il Giornale già a giugno 2016, tra i vertici militari europei si fa largo il sospetto di una sorta di sabotaggio da parte di almeno alcune delle Ong contrarie al contenimento degli arrivi dalla Libia.

A livello europeo del resto, si è ormai deciso di adottare una linea più restrittiva per tentare di chiudere la rotta libica. Pesano anche i rischi per la sicurezza, visto che alcuni stranieri arrivati come profughi si sono resi responsabili di attentati terroristici in Europa. Ieri il Parlamento europeo ha varato nuove norme contro il terrorismo che prevedono di classificare come reati una serie di «atti preparatori» ad attentati, tra cui viaggi all'estero per aderire a un gruppo terroristico e/o ritorno nell'Ue, reclutamento, favoreggiamento o finanziamento di gruppi terroristici, complicità o tentativo di attacco, incitamento pubblico o inneggiare al terrorismo. Reati già previsti dalle norme italiane, ma non da quelle di altri Paesi europei.

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