L'Europa usa il suo bazooka: sospeso il Patto di stabilità

Per la prima volta saltano i vincoli di bilancio. E Conte gioca la carta dei fondi del Mes senza avere condizioni

Davanti all'emergenza economica provocata dal Covid-19, anche Bruxelles imbraccia il bazooka e pronuncia il suo «whatever it takes». Mentre il possibile lancio dei coronabond resta in alto mare e solleva polemiche per il possibile utilizzo del fondo salva-Stati Mes, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è passata ieri all'azione: sospensione del Patto di stabilità, revisione delle regole sugli aiuti di Stato, oltre che chiusura delle frontiere esterne. Tre punti cardine, a cominciare da quello che congela la regola che impedisce sforamenti del deficit oltre il 3%. Per l'Italia, significa poter iniettare liquidità per far fronte all'emergenza. Senza vincoli. Un'autentica boccata d'ossigeno. «Oggi, e questo è nuovo e non è mai stato fatto, inneschiamo la clausola generale di salvaguardia del Patto di stabilità - ha spiegato la leader tedesca - . Questo vuol dire che i governi nazionali possono pompare nell'economia quanto serve. Stiamo allentando le regole per consentire loro di farlo». Scontato appare il sì, lunedì prossimo, dell'Ecofin.

Alternative non ce n'erano. «La situazione è peggiorata» rispetto a venerdì scorso, ha ammesso von der Leyen. Che ha fatto sua la celebre frase di Mario Draghi: «Faremo tutto quello che è necessario e non esiteremo a prendere altre misure a seconda di come evolve la situazione». Già in mattinata la vicepresidente della Commissione, Margrethe Vestager, aveva dato il via alla modifica temporanea delle regole Ue sugli aiuti di Stato. In concreto, si tratta della possibilità concessa ai Paesi membri di mettere in campo prestiti a tassi agevolati, concedere garanzie pubbliche sui prestiti bancari e aiuti alle imprese fino a 500mila euro. «Meglio tardi che mai! Sospendere il patto di stabilità vuol dire più flessibilità per aiutare cittadini, imprese e banche per erogare prestiti coronavirus», il commento di Antonio Tajani, vice presidente di Fi. Gli ha fatto eco il commissario Ue all'Economia, Paolo Gentiloni: «L'attivazione della cosiddetta escape clause del Patto di stabilità apre la strada a una risposta forte all'immensa sfida economica che dobbiamo affrontare insieme. Sono fiducioso che il Consiglio Ue darà il suo rapido accordo». Le mosse di Bruxelles non hanno precedenti, ma potrebbero non essere sufficienti. Continua infatti a tener banco il possibile lancio dei coronabond, con polemiche assortite. A sollevarle, un'intervista al Financial Times di Giuseppe Conte in cui il premier ha sponsorizzato l'uso del «fondo salva-Stati» per uscire dall'impasse. Così, senza nemmeno un accenno all'eliminazione dei vincoli che il Mes impone agli Stati che ne chiedono l'aiuto. La successiva precisazione di Palazzo Chigi («Queste risorse devono essere concesse a tutti, senza alcuna condizionalità presente o futura»), è servita a poco. «Non credo a un Mes senza condizionalità e senza vincoli», taglia corto il capo M5s, Vito Crimi. Tuona il leader della Lega, Matteo Salvini: «Inaccettabile anche solo parlare di Mes per aiutare gli italiani, significherebbe infilarsi in un tunnel senza uscita».

La polemica è montata mentre l'Europa aveva già virato su posizioni più concilianti. A dettare la linea, sempre la von der Leyen: «Stiamo guardando a tutti gli strumenti e qualunque aiuto verrà utilizzato» per mitigare le conseguenze dell'epidemia. Addirittura schierato al fianco dell'Italia Bruno Le Maire, ministro francese dell'Economia: «Se siamo all'ognuno per sé, se diciamo all'Italia di cavarsela da sola, l'Europa non si rialzerà».

Cruciale resta però la celerità delle risposte per provare ad attenuare le ricadute economiche della pandemia. Se il bazooka della Bce ha permesso ai mercati di tirare il fiato (+1,7% Piazza Affari, spread calato a 196 punti), l'economia reale soffre. Ref Ricerche ha rivisto ieri nettamente al ribasso la stima sulla contrazione del Pil italiano nel primo semestre a -8% (dal -1/-3% indicato in precedenza) e spiegato di considerare possibile un rimbalzo solo a partire dal terzo trimestre. Il Tesoro italiano si aspetta invece una contrazione del 3% circa nel 2020, una stima che appare quantomeno ottimistica. Invecchiate precocemente sono invece quelle dell'Fmi, che in una nota diffusa ieri, ma datata 11 marzo, fissa a -0,6% il calo del Pil.

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