L'evitabile regalo ai mandarini rossi

L'evitabile regalo ai mandarini rossi

«Stanno consegnando il gregge nelle fauci del lupo. È un incredibile tradimento» ha sentenziato 48 ore prima dell'accordo Cina-Vaticano il cardinale Joseph Zen. Il vescovo emerito di Hong Kong, quercia della fede, coraggioso difensore dei diritti umani in Cina, non a caso messo da parte dal pontificato di Francesco, ha anche chiesto le dimissioni del cardinale Pietro Parolin. Il segretario di Stato del Vaticano è il tessitore dell'accordo capestro siglato con i mandarini comunisti di Pechino. Un testo segreto perché renderlo pubblico dimostrerebbe come la Santa Sede sia riuscita ad ottenere ben poco. Dai tempi di Mao i cristiani sono stati sempre perseguitati in Cina. I comunisti al potere a Pechino non hanno mai sottovalutato la famosa frase di Marx sulla «religione oppio dei popoli». Per questo hanno creato fin dagli anni Cinquanta l'Associazione patriottica cattolica, una chiesa di Stato che nomina vescovi fedeli al regime. I veri rappresentanti di Cristo e del Papa sono stati fatti sparire o sbattuti nei laogai, i campi di rieducazione. Nonostante la persecuzione la Chiesa sotterranea, delle catacombe moderne cinesi, ha attirato ben più fedeli di quella di Stato. Grazie all'accordo il Vaticano sbandiera l'«unificazione» di facciata. In realtà il potere comunista continuerà a proporre nomi o mettere veti sulle nomine dei vescovi da parte del Papa. Un'abdicazione dipinta come grande passo avanti dai supporter di Bergoglio. I mandarini comunisti cinesi non lasceranno mai libera la Chiesa cattolica, che conterebbe su 80 milioni di fedeli. Papa Francesco ha impresso l'accelerazione alla «lunga marcia» di avvicinamento del Vaticano a Pechino. A differenza di Giovanni Paolo II, accusato di «ingerenza colonialista» per aver canonizzato 120 martiri cinesi nel 2000. E Benedetto XVI, che nel 2007 in una lettera molto forte ribadiva che la Chiesa in Cina era una e non quella messa in piedi da Pechino. Papa Francesco, al contrario, per suggellare l'accordo ha riabilitato sette vescovi illegittimi nominati dai mandarini comunisti. La verità è che tutto il mondo, non solo il Vaticano, sorvola o dimentica le violazioni dei diritti umani, il controllo sulle religioni, il regime a partito unico, non certo sinonimo di libertà e democrazia, in nome della realpolitik e del potere economico e geopolitico mondiale della Cina.

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