Martino: "Atene va lasciata fallire, come fanno negli Usa"

L'ex ministro: "Tsipras è un comunista, ma la Troika è anche peggio"

Martino: "Atene va lasciata fallire, come fanno negli Usa"

La domanda la fa lui. «Crede che sia possibile convincere i miei amici Renato Brunetta, Giuliano Ferrara e Piero Fassino a indossare tutti un vestito della stessa taglia? È insensato voler imporre lo stesso regime fiscale a paesi diversissimi, già è assurdo con le regioni di uno stesso Stato figuriamoci tra diversi Stati europei!». Dovendo scegliere, l'ex ministro Antonio Martino, economista della vecchia guardia liberale, fa un sacrificio: «Può immaginare quanta simpatia possa avere io per il comunista Tsipras, ma se devo scegliere tra i greci e Bruxelles sto con i greci. La spocchia, l'arroganza e la prosopopea di questi eurocrati è veramente insopportabile. Stanno screditando il nobile ideale dell'Europa, ricoprendolo di ridicolo con direttive sul preservativo o il cetriolo europeo».

Al punto da preferire Tispras e i ministri marxisti-leninisti?

«Noi liberali non abbiamo niente in comune con uno come Tsipras, una Grecia governata dai comunisti è certamente un problema per l'Europa. Ma è inaccettabile anche lo statalismo della Ue che vuole voglia imporre agli stati sovrani quel che vuole».

Professore, e con la montagna di debiti della Grecia cosa si fa?

«Si fa come fanno negli Usa. Ogni stato americano adotta la politica di bilancio che ritiene più conveniente. Ad esempio in Texas non c'è l'imposta statale sul reddito, l'economia è in crescita e il tasso di interesse sui titoli è molto basso. La California invece ha uno stato assistenziale costosissimo, un bilancio disastrato, molta disoccupazione, e tassi di interesse alti. Ma a nessuno verrebbe mai in mente che siano in texani a salvare la California dalla bancarotta, comprando i suoi titoli. E perché non dovrebbe valere anche per l'Europa? Perché i tedeschi o la Bce dovrebbero comprare i titoli greci?».

Dunque la soluzione è far fallire la Grecia, senza uscita dall'euro.

«Non è scritto da nessuna parte che se uno Stato sovrano non riesce a collocare i suoi titoli sul mercato debba essere la Ue a comprarglieli. Semplicemente, le finanze greche sono in tale stato che Atene non potrà onorare i loro debito. Il prezzo del default lo pagheranno certamente i cittadini greci, e chi ha comprato i titoli di Stato greci, com'era successo per i bond argentini».

La bancarotta greca non travolgerebbe l'eurozona?

«La Grecia dal punto di vista economico è un granello di sabbia nell'Eurozona. Le stime che circolano mi sembrano fortemente esagerate, fatte per creare impressione che la Grecia vada assolutamente aiutata. È una fandonia».

In Europa c'è ancora chi punta al salvataggio di Atene.

«Se per impedire la bancarotta greca si pomperanno ancora altri soldi, chiedendo in cambio che la Grecia rinunci alla sua autonomia di bilancio, verranno soltanto sprecati miliardi. La storia degli aiuti e della solidarietà europea è una balla. Quando fu l'Irlanda a rischiare il default, il governo di Dublino non voleva gli aiuti europei, non li voleva! E invece Bruxelles insisteva per costringere l'Irlanda, in cambio dei prestiti, a cambiare il suo regime fiscale vantaggioso. Sempre lo stesso schema della Troika, costituita da tre persone mai elette: Draghi, Juncker e la signora Lagarde, a capo di un'istituzione, il Fmi, totalmente inutile già da quarant'anni».

E se invece in Grecia tornasse la dracma?

«Guardi, nel 2012 organizzai su richiesta di Berlusconi un incontro a porte chiuse, a Villa Gernetto, sul futuro dell'euro tra economisti di livello mondiale tra cui il Nobel Robert Mundell. Ricordo un Berlusconi molto attento che prendeva appunti. La soluzione che trovammo per la Grecia era l'introduzione di una moneta parallela. Si fosse fatto allora...».

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