Liguria, Toti trova "alleati" tra sinistra e grillini

L'ex Pd Pastorino attacca Renzi, il M5S è alle prese con un impresentabile in lista

Liguria, Toti trova "alleati" tra sinistra e grillini

nostro inviato a Genova

Profondo (fiasco) rosso. Sempre più pessimisti, sempre più litigiosi, sempre più spaccati. Antichi rancori e nuovi veleni, piazzate pubbliche e private. Promesse o minacce trasversali. Che sembrano ricordare già da vicino Revenge, Vendetta , appunto, il film di Tony Scott del 1990.

Dato che i sondaggi delle più recenti ore confermano il testa a testa Paita-Toti, il premier Renzi è sempre più di pessimo umore, tanto che, dopo aver lanciato avant'ieri pesanti strali ai dissidenti piddini liguri che, citiamo testualmente, «faranno vincere il portavoce di Berlusconi» ora lo tsunami è sempre più roteante sulle teste di colpevoli e di innocenti perché dall'esito delle elezioni regionali del 31 Maggio, dipenderà quasi sicuramente il riassetto che Renzi ha in serbo per il gruppo Pd.

Dove già si parla del possibile arrivo di Lorenzo Guerini nella carica di capogruppo alla Camera che fu del leader della minoranza Roberto Speranza. «Se perde in Liguria ci fa neri con le nomine», mormorano e lamentano sui social i bersaniani. Ad aggiungere dispiaceri ci ha pensato ancora ieri proprio il «dissidente» Luca Pastorino che ha attaccato Renzi con queste parole distillate al quotidiano ligure, Secolo XIX : «Il premier dovrebbe porsi il problema di dove sta portando il partito, degli iscritti che perde. Invece si sta facendo la rottamazione alla rovescia: cosa c'entrano De Luca, Emiliano, Burlando con la rottamazione? È in imbarazzo persino lui a chiedere il voto per certi candidati alleati al Pd. E poi dice che i masochisti siamo noi...» E l'ex Pd , sceso in campo per competere contro la candidata ufficiale del premier alla presidenza della Liguria, Raffaella Paita ha rincarato: «Il continuo appello al voto utile di Renzi nasconde la consapevolezza di avere un candidato molto debole. Chi mi attacca dal Pd non riconosce che la mia candidatura è espressione del malessere della sinistra in Liguria per una candidata come Raffaella Paita che è in evidente grossa difficoltà».

E se il Pd è più che spaccato, anche in casa Cinque stelle ha cominciato a tirare aria di bufera. Sotto tiro candidati più o meno presentabili in un movimento che ha fatto della pulizia e della trasparenza la sua bandiera. Dopo averlo difeso per giorni, la candidata alla presidenza della Regione Liguria per il M5S, Alice Salvatore ha chiesto infatti «un passo indietro» a Daniele Comandini, in lista per i grillini a Imperia, ha spiegato così la sua mossa: «Il nostro candidato è incensurato, ma sui politici non devono mai esserci ombre. Il diretto interessato ha confermato che se eletto si dimetterà». Una vicenda questa che potrebbe erodere il consenso dei Cinque Stelle in Liguria dato che Comandini sarebbe in ottimi rapporti con Carmine Mafodda, incensurato ma erede di una famiglia legata ad una 'ndrina calabrese che si è da tempo insediata nel Ponente ligure.

In questa navigazione in acque agitate l'unico a godersi lo spettacolo con la forza della sua coalizione di centrodestra è proprio Giovanni Toti che ne ha approfittato ieri per punzecchiare su Facebook il patron di Eataly, Oscar Farinetti: «Farinetti - scrive Toti - dice di votare Paita. Solo stima, nulla a che fare, ovviamente, con gli appalti della Regione per Expo dati ad Eataly e con le licenze per il ristorante aperto sul porto a tempo di record. Ogni riferimento a favori ricevuti è puramente casuale». E un tweet anche per sottolineare il suo impegno per ridare alla Liguria una vocazione turistica: «Per rilanciare il turismo servono meno tasse, meno burocrazia e stop abusivi. Ha ragione Federalberghi, così la situazione è insostenibile». E buon ultima ecco la promessa della sera di Paita, prima di addormentarsi e di fare addormentare i liguri: «Se sarò eletta presidente mi assumerò al 100 per cento la responsabilità della realizzazione dei lavori entro i tempi previsti. Se sarò eletta presidente e i lavori di Bisagno e Fereggiano non saranno ultimati entro il 2020, non mi ricandiderò».

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