L'affaire Ranucci-Lavitola sembra avere ancora degli aspetti da svelare. Il giornalista ieri ha provato a smentire il contenuto su Il Giornale di alcuni passaggi esclusivi della sua audizione in Antimafia, contenuta in un documento agli atti dell'inchiesta sull'attentato del 15 ottobre scorso. Ma, secondo Ranucci "non ho mai detto che Fazzolari e il Giornale fossero i mandanti del mio attentato. Quanto riportato dagli organi di stampa, che riportano estratti di verbali di seduta secretata alla Commissione Antimafia, non corrisponde al vero. Ho sempre detto dall'inizio che non ho mai pensato che ci fossero mandanti politici, basta vedere le cronache di quei giorni". Il Giornale conferma lettera per lettera quanto pubblicato.
Nell'audizione del 4 novembre 2025, Ranucci, parlando dell'attentato appena subito, mette tutto nero su bianco davanti alla commissione Antimafia, denunciando i tentativi di Fazzolari e del Giornale di delegittimarlo con dossier e articoli. E, in aggiunta, non c'è solo l'audizione in questione a smentire la sua replica: è lo stesso conduttore di Report che, nella deposizione resa al pubblico ministero Carlo Villani tira di nuovo in ballo Il Giornale: "Vorrei scrivere un libro sulla storia di Equalizie, ovvero quello che viene riportato da Luca Fazzo (Il Giornale), finalizzato alla delegittimazione della mia persona quale conduttore di Report". Ma perché, se non avesse voluto in alcun modo includere personaggi politici nella questione, parlare con un esponente del Movimento 5 Stelle di un deputato della maggioranza, nello specifico di Fratelli d'Italia? Ranucci e il pentastellato Dario Carotenuto, intercettati, fanno il nome di Gerolamo (detto Gimmi) Cangiano. Nella conversazione del 24 aprile del 2026 alle 10 e 55 Ranucci spiegava all'uomo di Giuseppe Conte quali fossero i risultati dell'attività di approfondimento giornalistico riguardante Cangiano che viene descritto dal giornalista come gravitante in contesti definiti testualmente "inquietanti". Questo dopo una domanda di Carotenuto: "Ti volevo dire ma tu questa cosa di Cangiano, tu cioè, fammi capire che cosa di cioè, hai proprio sostanza cioè, insomma, sicuro che". Ranucci gli dice: "Eh, ma magari noi ci dobbiamo vedere e ti spiego un po' di cose, poi".
E Carotenuto conviene: "Eh, sì, è il caso anche perché...", così Ranucci rincarala dose: "Perché la cosa strana è che questo non ha smentito. Ha cercato solo di capire che cosa c'avevamo attraverso i giornalisti locali". Dice il conduttore sostenendo che Cangiano fosse parte di un aggregato di potere con specifici interessi nel comparto infrastrutturale, in particolare con riferimento alla costruzione di un aeroporto.
La telefonata, che Il Giornale pubblica in esclusiva, è agli atti del fascicolo della Procura di Roma sull'attentato del 15 ottobre scorso contro il giornalista di Report. Al netto del rilievo investigativo, resta un grande (s)nodo politico: Ranucci dettava la linea politica al M5s contro Fratelli d'Italia? In quest'ottica rientrerebbero i sondaggi che lo volevano leader del campo largo? Su quest'aspetto è utile ricordare che proprio Dario Carotenuto ha accusato (sui social) l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni di essere il "mandante morale" della bomba.
Lo stesso Carotenuto che sedeva in Vigilanza Rai (prima che l'opposizione si dimettesse in blocco generando una paralisi nel controllo di dossier come questo). Se il silenzio della sinistra sul caso Ranucci regna sovrano, a parlare con Il Giornale è Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati: "Sarebbe grave se davvero Ranucci avesse tentato di indirizzare le indagini verso una pista politica e contro i colleghi del Giornale. Chiederemo un'audizione urgente con il direttore dell'approfondimento Rai Paolo Corsini su quanto sta emergendo".
Dal fronte di Forza Italia Pietro Pittalis insiste: "È assolutamente necessario riconvocare Ranucci presso la Commissione Antimafia perché chiarisca alcune incongruenze". Una su tutte: cosa lo lega a Lavitola? Secondo Francesco Filini, capogruppo Fdi in Vigilanza Rai "il tempo è il miglior antidoto contro bugie e falsità".
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