Dopo aver tenuto il mondo con il fiato sospeso, annunciando la tregua con l'Iran a meno di due ore dalla scadenza dell'ultimatum, ora Donald Trump assicura che "siamo a un punto avanzato verso una pace a lungo termine con Teheran". "Accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi contro l'Iran per un periodo di due settimane. Si tratterà di un cessate il fuoco bilaterale. La ragione di tale decisione risiede nel fatto che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo", ha comunicato il presidente americano, ribadendo che la condizione è la "riapertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz". Ieri MarineTraffic ha segnalato i primi attraversamenti di navi, fino a che l'Iran non ha fatto sapere che il transito delle petroliere è stato interrotto a causa agli attacchi israeliani contro il Libano.
Il nodo del Paese dei cedri è centrale per la tenuta del cessate il fuoco. La Repubblica islamica ha avvertito che si ritirerà dall'accordo se Israele continuerà gli attacchi e il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, designato capo negoziatore per Teheran, ha parlato di tregua e colloqui "irragionevoli" di fronte alle violazioni, tre in particolare: l'offensiva in Libano, l'ingresso di un drone nello spazio aereo iraniano e la negazione all'arricchimento dell'uranio per l'Iran. Trump ha confermato che l'intesa non include il Libano e ha liquidato gli attacchi come "scaramucce", spiegando che "Beirut è stata esclusa dalla tregua a causa di Hezbollah". La questione sarà sul tavolo dei colloqui di sabato a Islamabad: Ghalibaf per l'Iran, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e il vicepresidente JD Vance per gli Stati Uniti. Il numero due della Casa Bianca ha replicato a Teheran spiegando che "siamo d'accordo su 7 punti su 10". Vance ha spiegato che parte della confusione dipende dal fatto che "sono arrivate tre diverse proposte di 10 punti dall'Iran", la prima "è finita nella spazzatura", la seconda è quella "ragionevole" a cui si riferisce Trump, mentre la terza "era quella massimalista". Il vice di Donald ha ribadito che "gli Usa vogliono che l'Iran non ottenga l'arma nucleare", che senza l'apertura di Hormuz "la guerra va avanti" e "sta all'Iran decidere se far saltare la tregua per il Libano".
Eppure sulle condizioni per la riapertura di Hormuz (e l'eventuale imposizione di pedaggi) regna la confusione. Per il tycoon la proposta in 10 punti di Teheran costituisce "una base concreta su cui intavolare i negoziati. La quasi totalità dei vari punti in passato contesi è stata oggetto di intesa". "Gli Stati Uniti collaboreranno strettamente con l'Iran. Non ci sarà alcun arricchimento dell'uranio, dissotterreremo e rimuoveremo tutta la polvere nucleare (dei bombardieri B-2) sepolta in profondità". Il comandante in capo ha anche avvertito: "I Paesi che forniranno armi al regime saranno soggetti a un dazio del 50% su tutti i beni venduti agli Usa con effetto immediato". Vance ha ammesso che la tregua è fragile, ma "se gli iraniani negozieranno in buona fede un'intesa è possibile. Se invece mentiranno, scopriranno che il presidente Usa non è uno con cui si può scherzare". Chi ha parlato di un successo su tutta la linea è il capo del Pentagono Pete Hegseth. L'Operazione Epic Fury è stata "una vittoria storica e schiacciante", Teheran "ha implorato il cessate il fuoco, e tutti noi lo sappiamo". Trump "ha fatto la storia", ha detto, sottolineando che "in 38 giorni abbiamo smantellato l'Iran".
Intanto, un attacco con drone ha colpito l'oleodotto saudita East-West, della Saudi Aramco, che trasporta greggio dal Golfo Persico al Mar Rosso.
Mentre Axios ha ricostruito il dietro le quinte dell'accordo per il cessate il fuoco, rivelando che la svolta è arrivata con il via libera dell'ayatollah Mojtaba Khamenei ai suoi negoziatori. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e la Cina hanno giocato un ruolo importante, ma le maggiori decisioni "sono passate da Khamenei".