L'inversione dei ruoli: noi liberi, Conte a casa

C' è chi sogna una Liberazione permanente, chi vede il fascismo annidarsi ovunque e chi non vede l'ora di rimettersi una giacca o una tuta da lavoro per riprendere la propria occupazione.

L'inversione dei ruoli: noi liberi, Conte a casa

C' è chi sogna una Liberazione permanente, chi vede il fascismo annidarsi ovunque e chi non vede l'ora di rimettersi una giacca o una tuta da lavoro per riprendere la propria occupazione.

Nel gioco delle ideologie della sinistra vetero il 25 aprile resta la data suprema per celebrare una festa di parte che non ammette intrusi se estranei alla tradizione comunista. Ma nella testa di milioni di italiani più angosciati che annoiati, la vera liberazione è attesa per il 4 maggio, giorno della fine della quarantena di massa in vigore dal 12 marzo. Lo stordimento per un senso di riappropriazione della vita personale e professionale non deve cancellare la soddisfazione per il ritorno collettivo alla vita politica, intesa come piena appartenenza alla comunità nazionale.

Non ci sono elezioni in vista, non si potranno organizzare subito manifestazioni che contemplino la presenza fisica di cittadini e militanti. Ma finalmente si uscirà di casa, non solo in tuta e mocassini per gettare l'immondizia o con dieci sacche di tela sotto braccio per non perdere l'attimo buono al supermercato rionale.

Si tornerà negli uffici, nelle fabbriche e nei negozi senza il terrore di incrociare una pattuglia delle forze dell'ordine o di rischiare 400 euro di multa se si corre dall'anziano genitore bisognoso anche solo di una parola buona. E ciò riguarda i 60 milioni di italiani che si riverseranno nella società dalle loro abitazioni, non tutte comode e lussuose da trascorrerci mesi di clausura. Siamo noi, quei 60 milioni di abitanti: più incerti, più frastornati, sicuramente più poveri tra ferie forzate, cassa integrazione e mancati incassi.

Gli stessi cittadini che per settimane hanno visto dal divano il premier Giuseppe Conte promettere in tv o su facebook poderose iniezioni di denaro da fare impallidire il piano Marshall o statisti come De Gasperi che l'Italia l'hanno ricostruita veramente. A emergenza finita, il presidente del Consiglio, ora lontano e inavvicinabile, potrà guardare tutti negli occhi, reduci e sopravvissuti smaniosi di ricominciare. Anche il governo giallorosso è tecnicamente un sopravvissuto ai tentativi di unità nazionale, a causa delle renitenza di Giuseppi a delegare un briciolo di competenze a chi potesse fargli ombra. Ma i lockdown, sebbene vitali, prima o poi finiscono. E quindi i governi riprendono a fare i conti con gli elettori a piede libero anziché confinati tra le mure domestiche.

La liberazione del 4 maggio comporterà sicuramente un'inversione dei ruoli tra i cittadini che spezzano le catene e Conte che passa al ruolo del carceriere rimasto senza sequestrati da tenere a bada. E stiamo parlando della parte più dinamica della società, gli imprenditori, gli esercenti e i lavoratori che sono pronti a fare ripartire l'Italia, affiancandosi all'esercito di medici, infermieri, commessi, autisti e inservienti che ci hanno salvati finora. Tutti potranno finalmente chiedere conto dei soldi promessi e finora mai erogati.

E se Conte ci prenderà in giro, prima o poi toccherà a lui sbadigliare sul sofà in quarantena politica.