L'ira dei diplomatici: «Sbagliato nominare un politico in Europa»

La nomina del viceministro Calenda come nuovo ambasciatore scatena le feluche: «Esecutivo miope, servono altre competenze»

Posto difficile quello dell'ambasciatore italiano a Bruxelles. Soprattutto con un premier come Matteo Renzi, che ha dichiarato guerra all'Europa e si attira pesanti accuse di rimando.Dopo aver incassato diversi no tra gli ambasciatori di carriera, da quello a Mosca Cesare Ragaglini a quello a Washington Claudio Bisognero, Renzi ha deciso di rottamare l'intera categoria e scegliere un manager-politico tra i suoi fedelissimi. Carlo Calenda, finora viceministro dello Sviluppo, è stato ieri nominato dal consiglio dei ministri ambasciatore presso l'Ue, in sostituzione di Stefano Sannino (destinato a Madrid), accusato di non aver la grinta necessaria e di essere troppo legato alla nomenklatura europea per seguire la linea dura del premier.Per la prima volta in 60 anni il governo segue il metodo americano di pescare i suoi rappresentanti all'estero non solo tra i diplomatici, ma anche tra i politici esperti di affari internazionali. Da noi è possibile dal 1967, ma non era mai accaduto.Un affronto che scatena le ire delle feluche. E arriva l'attacco durissimo a Renzi da una figura di primo piano come l'ex ambasciatore Rocco Cangelosi, già rappresentante dell'Italia all'Ue e consigliere diplomatico al Quirinale con Giorgio Napolitano. Una critica tutta interna alla sinistra, perché Cangelosi è uno dei più stimati esponenti tra i diplomatici. Se la risposta di Renzi agli attacchi di Bruxelles, dice, è la nomina di Calenda «siamo messi proprio male». Pur riconoscendo le qualità professionali del viceministro la mossa di Palazzo Chigi lascia «perplessi»: se così «si intende colmare il deficit di interlocutori credibili denunciato dalla Commissione si è sbagliato completamente indirizzo». Per Cangelosi «l'interlocutore a Bruxelles c'era» ed era Sannino, «uno dei maggiori conoscitori delle materie comunitarie e dei meccanismi interni alla Commissione». Quello che mancava era «l'interlocuzione con Roma», in particolare con il premier, che «non ha avuto che sporadici testa a testa con Juncker». Ora la scelta di un politico «appare del tutto inappropriata», perché «il bravo Calenda» dovrà confrontarsi in «un'attività molto tecnica di negoziazione» con ambasciatori degli altri Paesi, «profondi conoscitori della macchina europea», mentre dei dossier più importanti, dalla finanziaria all'emigrazione, dall'Ilva alle banche, si occupano i ministri competenti. Per Cangelosi la nomina di un ambasciatore politico è «un ulteriore vulnus all'apparato statale», dopo quelli a magistratura, Consiglio di Stato, dirigenza pubblica «e probabilmente anche ai servizi segreti, se andrà in porto la nomina di Carrai». Quanto alla Farnesina, «ha le sue colpe perché non ha saputo imporre le candidature di bravi funzionari conoscitori della materia come Vincenzo Grassi, attuale ambasciatore bilaterale a Bruxelles o Giuseppe Buccino direttore generale Europa». Tutto denuncia, conclude, «una preoccupante miopia» del governo. Le stesse perplessità le manifesta il Sndmae, sindacato più rappresentativo dei diplomatici, in una lettera al premier.

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