Gli Stati Uniti e l'Iran non hanno ancora reso pubblico il testo dell'accordo per porre fine alla guerra, ma entrambe le parti lo stanno presentando all'opinione pubblica come una vittoria. Il percorso che ha portato alla firma del memorandum d'intesa tra Washington e Teheran è stato difficile. E l'annuncio di domenica del raggiungimento di un patto non significa che tutto sarà semplice d'ora in poi, nemmeno dopo la firma prevista per venerdì a Lucerna, in Svizzera. Permangono divergenze tra le fazioni in Iran, che con ogni probabilità emergeranno durante la fase di attuazione nei prossimi mesi. I media statali della Repubblica islamica affermano che l'accordo contempla il ritiro di Israele dal Libano e la cessazione dei combattimenti nel Paese, conferisce a Teheran il controllo dello Stretto di Hormuz e non lo vincola a nuove restrizioni sul suo programma nucleare. Gli Stati Uniti hanno avvertito che i dettagli dell'intesa pubblicati dai media statali iraniani sono inesatti, destinati alla propaganda interna. Le valutazioni divergenti dimostrano i punti di vista differenti che ancora esistono tra Washington e Teheran.
Politici, generali e religiosi della Repubblica islamica di diverse fazioni politiche hanno descritto il patto come una vittoria che dimostra la resilienza dell'Iran contro un nemico di gran lunga più potente. Questa è la posizione che i leader di Teheran stanno promuovendo, nonostante il Paese abbia perso numerose figure politiche e militari di spicco, subito gravi danni al proprio arsenale missilistico e si trovi ad affrontare una situazione economica compromessa dal blocco navale. La Repubblica islamica ha fatto intendere anche di voler imporre un pedaggio alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, cosa che non faceva prima della guerra. "Per la prima volta, il ruolo dell'Iran nello Stretto di Hormuz è stato, in una certa misura, di fatto riconosciuto, mentre i paesi della regione sembrano cercare un accordo con Teheran piuttosto che lo scontro", ha spiegato Hamidreza Azizi, esperto dell'Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza.
Un nodo dell'intesa è il conflitto tra Hezbollah e lo Stato ebraico. "La continuazione dell'occupazione israeliana del territorio libanese è una violazione del memorandum d'intesa" tra Teheran e Washington, ha chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sottolineando che la fine della guerra in Iran e in Libano è interconnessa. Qualsiasi attacco israeliano al Paese dei cedri d'ora in poi "non sarà mai accettato", ha chiarito. Secondo alcuni analisti la leadership di Teheran ritiene di poter dettare le condizioni che, a suo avviso, dovrebbero essere vincolanti non solo per gli Stati Uniti, ma anche per Israele. I media statali della Repubblica islamica affermano pure altre condizioni dell'accordo, ovvero lo sblocco immediato di almeno 12 miliardi di dollari di fondi congelati, parte dei circa 100 miliardi di dollari di beni bloccati all'estero.
L'intesa ha rimandato le controversie più spinose: il destino del programma nucleare di Teheran e il tipo di alleggerimento delle sanzioni che il Paese dovrebbe ricevere. L'accordo però consentirà all'Iran di iniziare immediatamente a vendere petrolio. Ma i negoziatori potrebbero non essere disposti a scendere a compromessi sui punti chiave, incluso il futuro delle attuali scorte di uranio arricchito. La Repubblica islamica ha sempre insistito sul suo diritto di arricchire l'uranio per scopi civili. I negoziati sul nucleare saranno la vera prova della solidità dell'intesa.
Mehrzad Boroujerdi, esperto di Iran alla Missouri University of Science and Technology, ha chiosato: "Non ricordo un altro caso in cui Teheran abbia subito battute d'arresto militari così gravi, eppure ne sia uscita con quella che potrebbe essere considerata una vittoria diplomatica".