No, non siamo in guerra e non ci vogliamo nemmeno entrare. "L'Italia non partecipa e non prenderà parte" alle operazioni militari nel Golfo, anzi è "impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica". Lo ha detto Giorgia Meloni mercoledì nelle Aule, lo stabilisce l'articolo 11 della Costituzione, lo mette adesso nero su bianco il Consiglio supremo di difesa. Su questo c'è "unità di intenti" tra governo e Quirinale. Quanto alle basi, si "prende atto con favore" di quanto deciso dalle Camere, e cioè "sì all'assistenza per la difesa di Paesi amici e alleati" e via libera all'uso "tecnico-logistico delle infrastrutture statunitensi, nel quadro degli accordi internazionali vigenti". Se il caso, semmai, se arriveranno "richieste che eccedono il perimetro", si dovrà tornare in Parlamento.
Intanto palazzo Chigi tiene d'occhio la nave russa Arctic Megataz, carica di gas e carburante, alla deriva nelle acque maltesi. Pure qui, siamo pronti a "fornire supporto" alla Valletta.
Con Mattarella e Meloni, i ministri di Interni, Esteri, Difesa, Economia e Imprese. Due ore di riunione fitte, "operative" e gravate dalla pesante cappa d'angoscia provocata dallo "scenario di crisi" generale. C'è infatti "grande preoccupazione" per gli scontri in sé, "per gli effetti destabilizzanti" nel Medio Oriente "dove sono in gioco nostri interessi vitali" e per il rischio di "gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche" anche per l'Italia. "L'estensione del conflitto ad opera dell'Iran rischia di aprire spazi a forme di guerra ibrida". Il Viminale ha già rafforzato la sorveglianza su oltre 40 mila possibili obiettivi, dalle stazioni ai luoghi di culto ai centri culturali alle sedi diplomatiche.
Senza parlare delle ripercussioni economiche del blocco di Hormuz. "Una grave azione", la definisce il Consiglio supremo. Secondo il Financial Times Italia e Francia stanno però dialogando con Teheran per ottenere una riapertura parziale della navigazione. Ma palazzo Chigi smentisce. E da Bruxelles si ritiene che la via "auspicabile" per lo stretto sia "una forte iniziativa dell'Onu per garantire un passaggio organizzato".
E pure secondo Roma, come si legge nel comunicato redatto dal Consiglio di Difesa, la strada maestra passa per il multilateralismo. Dopo i colpi assestati dalla Russia con l'invasione dell'Ucraina, ora "un'iniziativa unilaterale" come l'attacco americano e israeliano all'Iran "indebolisce il sistema" incentrato nel Palazzo di Vetro, anche di fronte a "effettive ragioni di sicurezza legate alla realizzazione di armi nucleari, alla sicurezza di Israele e alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumani repressioni". Nessuno mette in dubbio il pericoloso riarmo iraniano, però la scelta di Washington e Tel Aviv lascia dubbi. E si citano le vittime civili e la strage nella scuola.
In questo quadro ben venga la decisione del governo di consultarsi con l'opposizione e di lavorare "insieme ai principali partner europei", Francia, Germania e Regno Unito, ad esempio per difendere Cipro, territorio Ue, o aiutare la Turchia, alleato Nato.
Infine, i nostri soldati nell'area.
Se Erbil sta chiudendo, in Libano dove guidiamo la missione Unifil la situazione è incandescente. Certo, "le azioni di Hezbollah sono inaccettabili", però Israele deve "astenersi da reazioni spropositate". Siamo tra due fuochi.