"L'Italia non sa mostrare i muscoli Dalla Farnesina solo politiche deboli"

Margelletti (CeSi): «In Libia serve una strategia a lungo termine»

"L'Italia non sa mostrare i muscoli  Dalla Farnesina solo politiche deboli"

Professor Margelletti, presidente del CeSi (Centro di Studi internazionali), che cosa sta succedendo in Libia?

«È ovvio che nel momento in cui in una situazione vige il caos si aprono prospettive per chi è in grado di fare business. Quando un Paese è debole fai la speculazione economica. Da anni il nostro governo ha scelto un atteggiamento molto italiano e quindi di fronte a situazioni dove sarebbe bene anche valutare la possibilità di mostrare i muscoli, noi questa prospettiva la neghiamo sempre».

Cosa ha sbagliato l'Italia?

«Negli ultimi due anni abbiamo visto nella Libia soltanto una prospettiva emigratoria, dimenticandoci che la migrazione è un effetto. Avremmo dovuto impegnarci molto di più nella ricostruzione di quel Paese e non parlare solo ed esclusivamente degli effetti della crisi».

Qual è il rischio maggiore?

«Che l'Italia esca dal panorama libico e che i soggetti politici di altre nazioni prendano il nostro posto. La colpa, però, è solo italiana. Francia, Turchia, Germania fanno i loro interessi. La domanda è: noi veramente abbiamo fatto negli ultimi anni i nostri interessi?.

Come vede la politica estera di Di Maio sulla Libia?

«Di Maio sta usando una politica molto debole, ma non è la politica di Di Maio in sé, semmai quella nazionale. Prima si parlava solo di migrazioni e mai di democracy building. Mai di rafforzare il dispositivo in Libia. Tutti i governi hanno fatto questo sbaglio. Il governo italiano è quello che è. Mi pare ci sia un fil rounge costante di infiniti tentativi diplomatici. Il problema è che se quelli hanno i colpi di mortaio che gli cadono sul tetto hanno delle urgenze diverse».

Servirebbe un intervento militare?

«Servirebbe una strategia a lungo termine che non mi pare di intravedere. L'intervento militare lo puoi fare, ma all'interno di una strategia definita. Se non ce l'hai la fai con gli altri Paesi nella misura in cui siedono a un tavolo di dialogo. Se non vogliono partecipare ne prendi atto e a quel punto diventa eminente la politica nazionale. Ma abbiamo sparato addosso all'Europa per anni, non possiamo poi pensare che di colpo su temi fondamentali come la Libia o la Difesa europea questi vogliano fare un accordo con l'Italia. Abbiamo mandato i Tornado contro l'Isis a fare le foto».

Quindi è una colpa tutta italiana?

«Se uccidiamo Gheddafi e poi non facciamo attività politica per mettere a posto la Libia siamo degli ingenui. Il punto è che lo strumento militare può essere risolutore, ma all'interno di una strategia di interesse nazionale. In maniera molto italiana continuiamo a fustigarci le vesti dicendo che i francesi, i turchi o i tedeschi fanno la loro partita. La domanda è: qual è la nostra partita? L'altro giorno un fatto epocale: la morte di Soleimani e noi discutiamo delle elezioni regionali. Il popolo non è educato alla politica internazionale e lasciamo che altre nazioni abbiano praterie di dinamiche mentre noi perdiamo opportunità».

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