L'Italia tentenna sul gas russo. Il premier d'accordo sulle armi a Kiev

Colloquio tra Biden, Macron, Scholz, Johnson e Draghi: sì a fornire ulteriori armamenti all'Ucraina. Dubbi su nuove sanzioni energetiche. Il saluto ai convogli umanitari da Udine verso la guerra

L'Italia tentenna sul gas russo. Il premier d'accordo sulle armi a Kiev

Temporeggiare. In attesa dello spartiacque del Consiglio europeo in programma a Bruxelles giovedì e venerdì prossimo. Dopo il buco nell'acqua sui delicatissimi dossier di energia e difesa al vertice di Versailles di due settimane fa, infatti, l'Europa continua a giocare in difesa. Quasi a volersi illudere - un po' come accadde nei primi mesi del 2020 con il Covid - che l'invasione di Putin in Ucraina possa davvero risolversi magicamente come niente fosse. Come se la crisi economica e umanitaria causata dalla guerra voluta dal Cremlino possa - con un batter di ciglia - svanire.

Così, in visita alla sede regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Draghi preferisce non sbilanciarsi. Il premier saluta gli uomini in divisa che lo ricevono nella struttura di Palmanova, qualche decina di chilometri da Udine. Un luogo simbolico, perché l'ex numero uno della Bce è ospite del centro in cui vengono stoccati e da cui partono gli aiuti italiani diretti alla popolazione ucraina. Verso le 15, per dire, quattro nuovi camion sono già alla volta della Romania, con farmaci e dispositivi sanitari per un valore di circa 400mila euro. E Draghi assiste di persona alla partenza del convoglio.

Il premier, però, preferisce usare toni non definitivi quando si parla di temi economicamente e politicamente sensibili. Interpellato dai giornalisti, infatti, a Palmanova risponde volentieri sull'impegno umanitario dell'Italia e sull'accoglienza dei profughi che arriveranno dall'Ucraina. Glissa, invece, sulle possibili nuove sanzioni. «Vedremo, vedremo...», si limita a dire a chi gli chiede se l'Ue sta ragionando su nuove misure contro il gas russo. Questione complessa, perché non è un mistero che il nostro è uno dei Paesi dell'Unione che più dipendono dal sostentamento energetico di Mosca. Come la Germania, che - è noto - ha una posizione ancora più prudente di quella italiana. Non è un caso che proprio ieri, a margine del Consiglio degli Affari esteri dell'Ue a Bruxelles, il ministro degli Esteri Di Maio abbia sì ribadito la necessità di «sanzioni dure» alla Russia, ma rilanciando l'apertura di un «dialogo» con Putin.

Uscendo dal politichese, la sintesi è facile: sullo stop alle importazioni di gas e petrolio da Mosca, l'Ue è spaccata ormai da quasi un mese. Palazzo Chigi spiega di avere una posizione di «prudenza», intermedia tra il decisionismo dei Paesi baltici e le perplessità della Germania. I più, invece, sostengono che Roma giochi di sponda con Berlino, ben consapevole della maggior forza negoziale della Germania che condivide con l'Italia buona parte delle esigenze energetiche.

Ma ieri è stata anche la giornata di un lungo confronto - circa un'ora - tra il presidente americano Biden, il francese Macron, il cancelliere Scholz, il premier britannico Johnson e e Draghi. Una conversazione telefonica in preparazione del vertice Nato, del G7 e del Consiglio Ue che si terranno tra giovedì e venerdì.

Un colloquio nel quale si è riaffermata l'importanza dell'unità di intenti dimostrata in queste settimane di fronte alla guerra in Ucraina e alla conseguente emergenza umanitaria. E nel quale pare non si sia affrontato il delicatissimo dossier di un'eventuale no fly zone, mentre tutti gli interlocutori si sarebbero trovati d'accordo sull'invio di altre armi e forniture militari all'Ucraina.

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