Leggi il settimanale

L'ombra dei legami con il terrorismo dietro i proclami di piazza dei pro Pal

Oltre agli slogan per "resistenza", le chat interne. Inni ai "mujaheddin" e contatti con la lotta armata

L'ombra dei legami con il terrorismo dietro i proclami di piazza dei pro Pal
00:00 00:00

"Uniamoci in un unico fronte", "preghiamo per i martiri". Non siamo a Teheran. Non siamo nei bastioni di Hezbollah a Beirut. Siamo in Italia. Nelle piazze pro Pal dove migliaia di attivisti gridano alla libertà, ma dove tra gli organizzatori c'è anche chi inneggia apertamente alla violenza.

Non tutti, certo. Ma sicuramente i principali promotori delle proteste che da anni riempiono le piazze: i Giovani Palestinesi d'Italia, l'organizzazione che convoca cortei e mobilita studenti, collettivi e centri sociali. Un gruppo che nelle piazze parla di diritti e libertà, ma che nelle chat interne arriva a lodare il terrorismo. "Lodiamo l'impegno di Hezbollah", "Benediciamo le azioni eroiche dei combattenti della Resistenza Islamica": sono queste le frasi che si scambiano gli attivisti nelle loro chat che Il Giornale ha potuto consultare facendosi portavoce del Jihad islamico palestinese, delle Brigate Al Aqsa e del Pflp, tutte organizzazioni classificate come terroristiche da Usa e Ue. Non solo slogan o dichiarazioni ideologiche ma anche un canale di aggiornamento sulla guerra in corso, con informazioni tecniche e militari. "I mujaheddin della Resistenza islamica hanno abbattuto un drone israeliano", si legge in uno dei messaggi. E ancora: "Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniano annuncia di aver colpito obiettivi statunitensi in Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e nello Stretto di Hormuz utilizzando 26 droni d'attacco e cinque missili balistici".

Ma chi c'è davvero dietro questo gruppo che negli ultimi anni è diventato il volto più visibile dell'attivismo pro-Pal nel nostro Paese? Il movimento italiano non è isolato. I Giovani Palestinesi rappresentano la costola italiana del Palestinian Youth Movement, una rete internazionale nata negli Stati Uniti e oggi attiva in diversi Paesi europei. Il Pym è noto per le sue posizioni apertamente favorevoli alla cosiddetta "resistenza armata". Dopo il 7 ottobre, il movimento ha definito l'attacco una "lotta di liberazione", lodando la resistenza contro Israele e promuovendo raccolte fondi per strutture sanitarie nella Striscia di Gaza, tra cui l'ospedale Al-Shifa, più volte indicato come sotto il controllo di Hamas. Non solo. Il network promuove ogni anno borse di studio dedicate a Ghassan Kanafani, storico dirigente del Pflp ucciso nel 1972 e considerato uno dei simboli del movimento. Tra le figure celebrate compaiono anche militanti come Walid Daqqa e Khalida Jarrar, entrambi esponenti del Pflp. Le connessioni non sono soltanto simboliche. Diversi eventi sono stati organizzati insieme a Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network, gruppo che governi occidentali e servizi di sicurezza collegano al Pflp e autori della guida "cosa fare quando diventi un terrorista".

In questo contesto i Giovani Palestinesi d'Italia rappresenterebbero il terminale nazionale di una rete più ampia che dietro la retorica dell'attivismo nasconderebbe l'ideologia della resistenza armata.

Tra bandiere e slogan resta un'ombra inquietante: nelle piazze italiane potrebbe prendere forma qualcosa di molto più pericoloso di semplici manifestazioni politiche. Una propaganda che parla il linguaggio della resistenza, che troppo spesso coincide con quello del terrorismo.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica