L'operazione della nuova Repubblica: staccare i Cinque stelle dal Carroccio

Il quotidiano del neodirettore Verdelli punta sul dialogo tra grillini e Pd. E Luigino concede interviste agli ex nemici

L'operazione della nuova Repubblica: staccare i Cinque stelle dal Carroccio

Repubblica cambia grafica ma resta il giornale-partito che suggerisce la linea politica al Pd. Dopo essere stato filorenziano nella stagione fiorentina dei Dem, con l'arrivo di Zingaretti al Nazareno e del nuovo direttore Carlo Verdelli, il quotidiano ha cambiato toni sul M5s. Mentre bombarda un giorno sì e l'altro pure sulla Lega e sull'avanzata del neofascismo salviniano (di più, c'è un «piano nazista per infiltrare la Lega»), il quotidiano della famiglia De Benedetti tratta i grillini come una costola della sinistra, auspicando la rottura con Salvini e un nuovo asse con il Pd. Un articolo l'altro giorno indicava tutti i punti di contatto tra Cinque Stelle e Dem: «Dall'autonomia al salario minimo, su molte leggi sono possibili convergenze con il Pd», elencando appunto il comune rifiuto dell'autonomia di Lombardia e Veneto, l'idea di intervenire sul conflitto di interessi, l'appoggio Pd al Salva-Roma (o Salva-Raggi) osteggiato invece dalla Lega, il progetto di un salario minimo europeo, ma anche il legalitarismo filo Procure, l'ostilità alla legittima difesa armata, l'opposizione alle tesi «reazionarie» del Family Day sposate invece dalla Lega. L'editorialista Stefano Folli segnala infatti «l'asso nella manica» di Di Maio, rispetto a Salvini: «La possibilità di cambiare alleanze nella prossima legislatura, lavorando a qualche accordo con il Pd zingarettiano». Insomma il M5s non è più la setta teleguidata dalla Casaleggio Associati, ma un movimento che può dialogare con la sinistra. Soprattutto, il piede di porco su cui fare pressione per far saltare il governo della Lega, nuovo bersaglio di Repubblica. Dall'antiberlusconismo all'antisalvinismo il passo è breve e naturale.

Il feeling è parallelo alla svolta a sinistra di Di Maio, mossa tutta in chiave elettorale anti-Salvini. Non a caso, proprio su Repubblica il leaderino pentastellato ha annunciato l'ultima versione aggiornata del M5s, dopo quella no-euro, alleata dell'estrema destra a Bruxelles e pro gilet gialli francesi, ecco quella responsabile e di sinistra che piace a Repubblica: «I moderati siamo noi, Salvini la smetta con i fucili, l'ultradestra è un pericolo». Mentre i retroscena sulla Lega sembrano gli auspici della direzione del giornale: «Alla Lega serve Berlusconi». Torni il vecchio centrodestra, si apra il dialogo M5s-Pd. Per quanto inaffidabili, infatti, «il vero pericolo è la Lega», spiega il politologo Piero Ignazi sulle pagine del quotidiano, «non certo da quegli sgangherati acchiappanuvole del M5s», il Pd deve capirlo e riprendersi gli elettori «fuggiti nell'astensione o nel M5s». Degli «acchiappanuvole», una costola deviata della sinistra, appunto.

Il clima è ben diverso dai mesi scorsi, epoca Calabresi, e il solo fatto che Di Maio conceda interviste, nel rigidissimo protocollo della comunicazione M5s per cui si parla solo con i giornalisti amici, è un segnale chiaro del nuovo rapporto con Repubblica. Sì, lo stesso quotidiano di cui Di Maio auspicava la chiusura («I giornali del Gruppo L'Espresso stanno morendo perché alterano la realtà»), e che il gruppo M5s alla Camera invitava a boicottare in quanto «quotidiano di regime che ha deciso di avviare una campagna denigratoria contro il MoVimento 5 Stelle fa sfornando fake news». Si arrivò anche alla querela dell'allora direttore Calabresi, e più volte allo scontro verbale. Ultimamente invece gli umori si sono placati. Pur di allontanare il «fascista» Salvini da Palazzo Chigi, questo e altro.

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