Il "politically correct" non va al 45% degli italiani

Eccoci, anche in Italia, nell'epoca del "politically correct". Tutti siamo in qualche modo sollecitati a prestare maggiore attenzione ai nostri comportamenti, ai nostri atteggiamenti e al nostro stesso linguaggio

Eccoci, anche in Italia, nell'epoca del «politically correct». Tutti siamo in qualche modo sollecitati a prestare maggiore attenzione ai nostri comportamenti, ai nostri atteggiamenti e al nostro stesso linguaggio, in modo da non offendere minoranze o categorie specifiche (persone di colore, gay, ma anche donne). La sensibilità verso queste questioni si è notevolmente accresciuta in queste ultime settimane, anche a seguito dell'assassinio di George Floyd negli Usa e al conseguente rafforzarsi del movimento «Black Lives Matter». Con effetti talvolta sorprendenti come la censura al film «Via col Vento» o l'abolizione dell'espressione «sbiancante» in alcuni prodotti de l'Orèal. Sino all'abbattimento o alla deturpazione di statue di personaggi famosi, ritenuti deplorevoli a causa di alcuni comportamenti del loro passato, com'è accaduto per l'inglese Rhodes, per Cristoforo Colombo in Usa o per Indro Montanelli a Milano.

In tutto il mondo c'è chi approva e solidarizza con questo nuovo trend socioculturale e chi, invece, lo guarda con scetticismo, se non con disapprovazione.

Ma cosa ne pensano gli italiani? Un recente sondaggio dell'istituto EumetraMR (realizzato per conto della trasmissione «Quarta Repubblica», condotta da Nicola Porro) ci mostra come la maggioranza relativa della popolazione (45%) disapprovi questa tendenza, definendola come eccessiva o «non giusta». D'altro canto, c'è una minoranza molto consistente, che raccoglie quasi quattro intervistati su dieci (38%) e che, viceversa, dichiara di approvarla e di condividerla. Infine, ben il 17% (quasi un italiano su cinque) afferma di non avere un'opinione formata al riguardo o, comunque, di non volerla esprimere. Insomma, nell'insieme la tendenza al «politically correct» sembra essere bocciata dalla gran parte degli intervistati. Ma appaiono alcune significative differenze all'interno del campione.

Anzitutto dal punto di vista dell'orientamento politico. Se si osserva infatti l'intenzione di voto dei rispondenti, si rileva come tra gli elettori del Pd (e solo tra questi ultimi) la maggioranza (48% contro 39%) sia favorevole al «politically correct. Insomma, la base del Pd appare la vera propugnatrice di questa tendenza nel nostro Paese. Tra i votanti di tutte le altre maggiori forze politiche accade l'opposto: persino tra i grillini, si rileva una sorta di spaccatura che divide in due gli elettori del M5S, con una lieve prevalenza, però dei contrari al «politically correct». Ma il risultato più significativo si coglie nelle risposte dei più giovani. Tra chi ha un'età sotto i 35 anni, le proporzioni delle preferenze si invertono nettamente e la maggioranza (50% a fronte del 35% di contrari) si pone decisamente a favore del «politically correct», con tutte le sue conseguenze. Ci troviamo dunque ancora una volta di fronte ad una vera e propria frattura generazionale che spacca in due il paese. Se i giovani rappresentano il domani, anche il futuro del nostro paese, che piaccia o meno, appare connotato dalla tendenza al «politically correct».

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