Luca "raggio di sole" tra premio Nassiriya e la ong di Zakia

Impegnato nel sociale con la moglie, lascia tre bimbe. Partito da Milano per una carriera lampo

«Per l'ambasciatore dopo la sua famiglia venivano i carabinieri», racconta chi lo ha scortato per mesi in Congo e adesso piange «un amico, affabile, cortese e gran lavoratore. Un diplomatico non da salotto, ma sempre sul campo». Luca Attanasio, 43 anni, era uno dei più giovani rappresentanti dell'Italia nel mondo trucidato assieme all'autista e a un carabiniere in uno degli angoli più esplosivi e dimenticati d'Africa. Chi lo ha conosciuto lo ricorda «come un grande persona sia del punto di vista umano, che professionale. Lavorava come un mulo, ma era sempre un signore con noi della scorta. Per tutti aveva un sorriso».

L'ambasciatore era nato a Saronno, ma i genitori vivono a Limbiate, in provincia di Monza, dove Attanasio ha frequentato la scuola. Il sindaco della cittadina, Antonio Romeo, aveva ricevuto venerdì scorso un messaggio vocale dall'amico ambasciatore, che si felicitava per il progetto del Comune di trasformare una villa in centro culturale. «Bravo Antonio - le parole dell'ambasciatore ucciso - è bello che sei finalmente riuscito a fare quella operazione che tanto sognavamo». La villa, ha spiegato il primo cittadino, «sarà intitolata a suo nome». Don Angelo, della parrocchia di San Giorgio, che lo conosceva da bambino, fin dai tempi dell'oratorio, definisce la vittima «un raggio di sole».

Attanasio si è laureato a pieni voti all'università Bocconi in economia aziendale nel 2001 e poco dopo ha intrapreso la carriera diplomatica. A Casablanca come console generale ha incontrato Zakia Seddiki, che diventerà sua moglie. «Li conoscevamo entrambi e ci hanno invitato al loro matrimonio. Una doppia cerimonia, civile italiana e tradizionale marocchina con tutto il folclore del posto» racconta Corrado Corradi, presidente del comitato di gestione della scuola italiana di Casablanca. «Lo ricorderò sempre come un giovane diplomatico entusiasta - spiega l'amico italiano in Marocco - Aveva stabilito un ottimo rapporto con i connazionali e con la popolazione. Non è solo una tragedia familiare e per noi che l'abbiamo conosciuto, ma una grave perdita per l'Italia e la sua politica estera».

L'ambasciatore lascia la moglie e tre figlie piccole, due gemelle e la prima bimba. «Si era fatto le ossa anche in Nigeria. Anche se giovane non si trattava di un diplomatico di primo pelo» racconta chi lo ha scortato in Congo. Attanasio era arrivato a Kinshasa nel 2017 ed è stato nominato ambasciatore a pieno titolo nel 2019. «Sempre pronto a buttarsi in situazioni scomode. Sono andato diverse volte con lui nella zona dove è stato ucciso - spiega un ex della scorta - Un'area piena di bande armate e terroristi. La macchina blindata è rimasta nella capitale. Difficile e costoso farla arrivare a Goma. Però in quell'area, fuori dalle città, è facilissimo organizzare un'imboscata».

La moglie Zakia ha fondato la Ong, Mama Sofia, che si occupa di bambini e madri in grave difficoltà in Congo. Il marito era presidente onorario. Lo scorso anno la coppia ha ricevuto il premio Internazionale Nassiriya per la Pace. «Tutto ciò che noi in Italia diamo per scontato - aveva detto Attanasio alla cerimonia - non lo è in Congo dove, purtroppo, ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell'ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani ma anche contribuire per il raggiungimento della pace». Quella pace violata da decenni nell'Est del Congo, dove l'ambasciatore ha trovato la morte.

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