L'ultima follia femminista per la festa dell'8 marzo "Donne, fate sciopero"

La rete «Non una di meno» lancia la giornata di protesta: «Non lavorate, nemmeno a casa»

L'ultima follia femminista  per la festa dell'8 marzo  "Donne, fate  sciopero"

L'8 marzo festa della donna, con i mazzi di mimose e i cioccolatini? Una superata usanza sessista, piuttosto l'8 marzo (anzi «Lotto marzo») come giornata di sciopero globale delle donne e mobilitazione femminista, attraverso «un'astensione reale dal lavoro produttivo e riproduttivo» per manifestare «il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia». L'idea è della rete «Non una di meno», formata da diverse «realtà femminili e femministe» tipo Io Decido, UDI Unione donne in Italia, il collettivo «Cagne sciolte» (celebre la loro protesta accovacciate a fare pipì davanti al ministero della Salute), Casa internazionale delle donne e altre. Non una provocazione, ma uno sciopero vero e proprio a cui hanno aderito varie sigle sindacali: Usi-Unione sindacale italiana, Slai Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Sgb, Flc Cgil. Le promotrici hanno pubblicato un vademecum che spiega alle donne, ma anche ai gay e trans a cui è esteso l'invito a non lavorare nella giornata di mercoledì prossimo, come mobilitarsi e scioperare: «Su richiesta di Non Una di Meno a tutte le organizzazioni lo sciopero generale di 24 ore è stato proclamato ufficialmente da diverse realtà del sindacalismo di base - scrivono nel vademecum - Questo significa che nelle 24 ore del giorno 8 marzo tutte le lavoratrici del pubblico impiego e del privato possono scioperare perché esiste la copertura sindacale generale. Puoi farlo anche tu anche se nel tuo luogo di lavoro non ci sono sindacati che appartengono a uno di quelli che hanno indetto lo sciopero e/o indipendentemente dal fatto che tu sia iscritta o meno a un sindacato». E se la donna non lavora? Dovrà astenersi dai «lavori di cura e dal lavoro domestico», in pratica mollare figli e faccende domestiche, e andare in piazza con le femministe, vestite di nero e fucsia colori di battaglia «per ribadire il rifiuto della violenza di genere». Consigliato anche esporre al balcone di casa uno striscione «Sciopero internazionale delle donne. Io sciopero».

Scioperano «contro l'immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans», si legge negli otto punti motivanti della contestazione femminista, e pure «per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie». E poi perché «l'educazione alle differenze sia praticata dall'asilo nido all'università». Siamo oltre il femminismo classico: «Scioperiamo perché vogliamo l'aborto libero, sicuro e gratuito. Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi (lesbiche, gay trans, etc, ndr) contro la gestione e il sistema securitario dell'accoglienza!». Donne, lgbt, migranti: tutti contro quel dittatore sessista e razzista del maschio italiano.

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