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Maestro d'eleganza ma discusso capitano d'industria

"La signora di classe non è quella che quando passa fa fischiare, bensì quella che fa calare improvvisamente il silenzio"

Maestro d'eleganza ma discusso capitano d'industria

«La signora di classe non è quella che quando passa fa fischiare, bensì quella che fa calare improvvisamente il silenzio». È per questa eleganza regale che gli italiani hanno eletto l'Avvocato a icona empirea e irraggiungibile. È stato tante cose, tutte interpretate alla massima maniera, come nessun altro meglio. La sportività non provinciale, per cui la Juventus non parlava degli arbitri, e sorvoliamo se qualche malevolo direbbe che parlasse «agli» arbitri. La fama di playboy mai confermata eppure sempre immaginata, proprio perché le corrispondeva quella riservatezza tipica del gentiluomo che non ricorda. Ma una cosa reggeva e dava linfa a tutte le altre: la Fiat, il padrone dell'industria cult del Novecento. Mai confinato alle fabbriche e alle macchine, ma sempre con una visione allargata, al mondo e alla geopolitica. Lui che frequentava banchieri e politici internazionali e guardava dall'alto i colleghi imprenditori e i vertici nazionali della finanza e della politica. Interpretò anche quello, nel modo più sublime e convincente. Ma è stato davvero l'ultimo capitano d'industria della sua dinastia, prima dei rampolli da tenere lontano dai bottoni, o piuttosto il primo di questi? Nel 1966 gli fu consegnata una Fiat in ottima salute da Valletta, che l'aveva governata per decenni nella scia del nonno fondatore. Già vent'anni dopo, mentre l'industria automobilistica cresceva ma era troppo competitiva per Fiat, Romiti e Cuccia lavorarono a una exit strategy che sarebbe sfociata con Fresco nella vendita alla General Motors. Non proprio un'epopea. Dopo, c'è un dopo, ma senza l'Avvocato.

Negli stessi anni, altri capitani d'industria hanno lasciato segni di successo: da Del Vecchio negli occhiali a Caprotti nei supermercati, da Barilla e Ferrero a Callipo, in una terra non facile. Hanno creato valore dedicando la vita all'azienda, senza l'orologio sopra il polsino, visto che le maniche erano rimboccate. Si dirà: la Fiat è stata colpita dal terrorismo in modo cruento, certo, e ha dovuto soddisfare appetiti politici, vero, da cui però ha anche ricevuto più di qualcosa. Quelli erano gli anni ed erano per tutti: chi ha costruito e chi no. Giudicare gli uomini è difficile, quelli grandi di più. L'Avvocato è stato tante cose e noi italiani ne fummo affascinati. Che siano state proprio tutte quelle cose a impedirgli di essere pure, nella sostanza, un capitano d'industria?

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