"La mafia aspetta i soldi Ue" Bufera sul giornale tedesco

L'articolo di "Die Welt" è un caso diplomatico. Di Maio protesta con Berlino. Lo "Spiegel": "Germania gretta"

Il coronavirus danneggia i polmoni e anche il livello del dibattito politico. Basta l'editoriale di un giornale tedesco, die Welt, da tempo in crisi di diffusione e di autorevolezza (107mila copie a fine 2019, -30% rispetto all'anno precedente) per dare fuoco alle polveri. E suscitare sdegnate proteste in Italia. Di mezzo c'è la mafia, gli stereotipi nazionali e un invito alla Cancelliera: «Frau Merkel, sia irremovibile!».

Christoph B. Schiltz, uno dei commentatori del quotidiano conservatore pubblicato a Berlino, affronta il tema degli aiuti europei dopo la pandemia. «Certo, i Paesi dell'Unione europea dovrebbero aiutarsi a vicenda nella crisi. Ma senza limiti? E senza alcun controllo?», si chiede il sommario dell'articolo, che aggiunge: «In Italia la mafia sta solo aspettando da Bruxelles una nuova pioggia di denaro». Secondo Schiltz gli eurobond «sarebbero una gigantesca perdita di miliardi per i contribuenti tedeschi. La solidarietà è una categoria europea importante, ma sono pure centrali la sovranità e la responsabilità dei politici nei confronti dei loro elettori». Da qui la richiesta alla Merkel di opporsi alla mutualizzazione del debito. Il testo conclude riprendendo il concetto appena accennato nel sottotitolo: «Dovrebbe essere ovvio che gli aiuti finanziari all'Italia - dove la mafia è in tutto il Paese un'entità che non aspetta altro che una nuova pioggia di denaro- dovrebbero essere spesi solo nell'ambito della sanità e che non devono finire nel sistema di welfare e in quello fiscale. Naturalmente gli italiani devono essere controllati da Bruxelles e dimostrare che utilizzano i denari in maniera adeguata. Anche nella crisi devono valere i principi essenziali dell'Ue».

Passano poche ore e l'editoriale, molto spesso riassunto in modo un po' approssimativo, diventa uno degli argomenti più commentati sui social italiani.

Tra le tante reazioni spicca quella del Ministro degli Esteri Luigi di Maio. La mafia, anzi, «le mafie», sono uno degli spauracchi agitati a torto o a ragione dal movimento Cinque Stelle. Qualche tempo fa Beppe Grillo, in visita pastorale a Bruxelles, disse in un colloquio con la stampa internazionale, cose ben peggiori: «Dico all'Europa: non date soldi all'Italia, finiscono a mafia, ndrangheta e camorra».

Ma in questo caso per Di Maio il desiderio di acchiappare qualche clic è più forte di tutto. Le sue parole sono stentoree e l'interpretazione del giornale tedesco (molto meno dura di quella del suo capo) viene definita «vergognosa e inaccettabile». Il ministro non la scia passare nemmeno alla Merkel: «Mi auguro che il governo di Berlino condanni i toni usati dal giornale e si dissoci».

Sfugge perchè il governo di un Paese democratico debba dissociarsi dalle opinioni, per quanto le si voglia considerare superficiali o stereotipate, espresse da un giornalista. Allo stesso modo Di Maio avrebbe potuto chiedere un commento alla Cancelliera di fronte al commento apparso pochi giorni fa sulle colonne di un settimanale, Der Spiegel, più autorevole e diffuso della Welt: Steffen Klusmann, il direttore, ha condannato così la politica tedesca: «Invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond ...il governo insinua che in essi ci sia qualche cosa di marcio. ...il rifiuto tedesco degli eurobond è non soldiale, gretto e vigliacco».

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