Mamma coraggio fa arrestare due fratelli Spada

Esasperata dalle umiliazioni e violenze che i figli erano costretti a subire dai membri del clan

Mamma coraggio fa arrestare due fratelli Spada

Roma. Picchiati, sequestrati, ridotti in schiavitù. Arrestati Francesco e Juan Carlos Spada, 34 e 31 anni, per aver vessato un'intera famiglia di Ostia. Violenze eseguite con il metodo mafioso.

Un'indagine lampo, partita dalla denuncia della madre di due giovani tossicodipendenti, terrorizzata dal «metodo Spada», vale a dire botte, minacce di morte e violenze di ogni genere ai figli, in particolare a E.F., «iniziato» all'assunzione di crack e cocaina dagli stessi criminali. Agli agenti del X Distretto di polizia basta poco per trovare riscontri alle parole della donna, a dir poco disperata. Una famiglia romena, in Italia da vent'anni, che ha la sventura di incontrare il clan malavitoso più agguerrito del litorale. La donna racconta al dirigente del X commissariato Lido, Antonino Mendolia, di essere incappata negli Spada mentre cerca un'abitazione. Per 300 euro al mese il padre degli arrestati, Armando Spada, le cede un garage in via Antonio Forni, la stessa strada della palestra di Roberto Spada, occupato abusivamente dal capostipite sinti. Il denaro viene versato alla famiglia Di Silvio, imparentata con gli Spada e i Casamonica.

Per pagare la pigione la donna lavora nello stabilimento balneare «Orsa Maggiore», in mano agli Spada, e nella loro pizzeria «Lo Sfizio». Ma gli Spada i soldi pagati per il suo lavoro li rivogliono indietro. Agganciano il maggiore dei suoi figli e lo avviano alla droga, prima cedendo dosi gratis, poi chiedendo, a suon di mazzate, soldi. La donna racconta di aver sborsato in poco tempo 5000 euro. «Francesco e Juan Carlos venivano a casa tutti i giorni e ci minacciavano con coltelli e mazze di ferro» spiega. E mentre la poveretta mostra ai poliziotti i lividi del figlio, a piazza Gasparri gli zingari sono a caccia dei «rumeni in fuga da Nuova Ostia».

Il figlio tossico si rifugia a casa di un amico all'Idroscalo. Qui gli agenti e gli uomini della squadra mobile lo trovano e lo mettono al sicuro.

Ai pm della Dia, Mario Palazzi e Ilaria Calò, le vittime raccontano cose da far accapponare la pelle. «Un giorno prelevano E.F. dal letto e lo chiudono a casa loro per un giorno intero. Non lo fanno mangiare e bere tutta la notte per vendere droga. Per strada si sentivano le sue urla e la porta era sorvegliata da due gorilla armati».

La somma dovuta ai due fratelli, 60 euro, è il debito per delle dosi di crack. La donna, pur di chiudere la questione, promette di restituire il denaro. Nonostante ciò Francesco e Juan Carlos massacrano il figlio con una mazza ferrata all'interno della pizzeria.

La sorella del ragazzo mette a verbale: «Se non avesse eseguito tempestivamente le loro richieste iniziavano a utilizzarlo come fosse uno schiavo. Per 10 euro di debito lo tenevano chiuso in casa per ore intere. Lo hanno anche utilizzato per fare video da pubblicare sui social in cambio di coca. Una volta presa la roba lo minacciavano dicendo che aveva un debito con loro».

I due sono accusati dalla Dia di traffico di droga, estorsione, sequestro di persona, associazione a delinquere e riduzione in schiavitù con l'aggravante del metodo mafioso. I loro cugini Roberto e Carmine «Romoletto» Spada, il primo autore della testata al cronista Daniele Piervincenzi, sono stati condannati all'ergastolo come mandanti ed esecutori dell'omicidio, 2011, di Giovanni Galleoni, «Baficchio», e Francesco Antonini, «Sorcanera» per il racket delle case popolari. Il clan Spada in primo e secondo grado è stato giudicato un'associazione mafiosa.

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