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Mancetta svizzera: 50mila franchi alle vittime di Crans. Jessica "nel panico"

Contributo del governo elvetico. La donna: "Non ho usato l'estintore, ero terrorizzata"

Mancetta svizzera: 50mila franchi alle vittime di Crans. Jessica "nel panico"
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Ci sarebbe un'accelerazione verso quella cooperazione giudiziaria promessa dalla Svizzera all'Italia sull'inchiesta per la strage di Crans Montana. Nei primi giorni di marzo gli inquirenti italiani, coordinati dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, dovrebbero raggiungere per la seconda volta Sion per vagliare gli atti di indagine utili al fascicolo aperto nella Capitale, dove si ipotizzano i reati di disastro colposo e omicidio colposo. Del resto lo stesso rientro dell'ambasciatore italiano è condizionato agli esiti degli annunci fatti dalla Confederazione, che aveva detto di essere disponibile all'istituzione di una squadra investigativa congiunta, composta anche dagli uomini della squadra mobile, ma per ora rimasta lettera morta.

Ieri però il Consiglio federale ha deciso di erogare un contributo di solidarietà di 50mila franchi che sarà versato a ogni famiglia delle vittime e dei feriti nel rogo di Capodanno. Una misura che si aggiunge ai 10mila franchi per vittima già disposti nelle scorse settimane dal Cantone del Vallese. Il governo propone anche una "tavola rotonda" tra le famiglie, le assicurazioni e le autorità locali per trovare "soluzioni stragiudiziali" ai risarcimenti. La nuova legge federale prevede però che il Consiglio possa contribuire con un massimo di 20 milioni di franchi su eventuali accordi stragiudiziali. I risarcimenti in ballo però dovrebbero essere molto più alti, e supererebbero i cento milioni di euro. Emergono anche dagli atti altri dettagli e qualche contraddizione degli interrogatori dei coniugi Moretti, sentiti a più riprese in queste settimane. Jessica Moretti risponde ancora alle domande di quella notte e spiega di essersi "fatta prendere dal panico quando ho visto le fiamme. La mia priorità era dare l'allarme. Era una scena apocalittica".

Ma poi quando le chiedono se abbia cercato di salvare qualcuno dei ragazzi precisa: "Prima di salire (dalle scale che dal seminterrato portano al piano terra, verso l'uscita, ndr), non l'ho fatto. Pensavo che tutti mi avrebbero seguito. Non pensavo che fosse così grave - aggiunge - pensavo di uscire, e che poi saremmo potuti tornare giù per spegnere l'incendio". Nessuno ha recuperato e azionato i quattro estintori che i proprietari hanno riferito fossero presenti all'interno del locale. Nemmeno Jessica. Anche i feriti italiani, ascoltati dalla Procura di Roma, hanno dichiarato che "nessuno ci ha dato indicazioni". Nessun piano di evacuazione, le uscite erano chiuse, hanno riferito nei loro racconti sovrapponibili. Su Jessica Moretti, hanno ricordato di come sia "scappata subito". Un'accusa messa nero su bianco anche dagli avvocati delle parti civili che hanno depositato un video in cui si vedrebbe la titolare di spalle, con le fiamme che avevano iniziato a divampare sul soffitto, camminare tra la folla forse verso l'uscita. Testimonianze che dovranno essere incrociate con gli altri elementi raccolti dagli investigatori svizzeri. Intanto le procuratrici elvetiche blindano il loro operato e respingono la richiesta di ricusazione avanzata da uno degli avvocati delle famiglie, che chiedeva di affidare l'indagine a un magistrato esterno al cantone. Negano l'esistenza di "errori particolarmente gravi o ripetuti".

Quanto, per esempio, alle critiche sulla mancata disposizione delle autopsie sui corpi delle vittime, la Procura si giustifica, sostenendo di essere stata "informata, erroneamente, della chiusura delle bare di tutti i defunti il 12 gennaio", e di aver quindi "ritenuto sproporzionato procedere all'esumazione di tutte le salme", tanto più che l'autopsia "non appariva affatto necessaria".

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