Basta con l'autoflagellazione. Basta con i sensi di colpa. Basta con le requisitorie e le condanne preventive.
L'Occidente è in crisi ma i suoi tesori luccicano come e più di prima. Basta grattare via la polvere velenosa del nichilismo e fermare la deriva suicida della cancel culture, che elimina freneticamente tutti i segni di una civiltà lunga almeno duemilacinquecento anni e chiede scusa a tutto e a tutti, fino a sfiorare il ridicolo.
C'è un moto di orgoglio nell'operazione che due intellettuali come il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara e Giampaolo Azzoni hanno ideato firmando e curando un libro che è una rivendicazione di appartenenza: Manifesto per l'Occidente, appena pubblicato da Guerini E Associati.
I due accademici - Valditara è ordinario di diritto romano a Torino, Azzoni è ordinario di teoria generale del diritto a Padova - notano che l'Occidente ha diversi nemici, a cominciare dal radicalismo di matrice islamica.
Ma gli avversari più insidiosi sono al suo interno e ogni giorno picconano le fondamenta di un edificio che poggia sulla civiltà greco romana e sul cristianesimo, in un intreccio formidabile di esperienze e valori.
Nichilismo e ancora nichilismo: "Un'autofobia dell'Occidente - la chiamano gli autori - cioè la paura dell'Occidente verso se stesso che lo porta a una presentazione di sé in tono minore, politicamente corretta e in un contesto di marcato relativismo culturale per cui tutte le culture si equivarrebbero".
No, non è così e la coppia Valditara-Azzoni prova a dimostrarlo con questo manifesto che poi è un piccolo vocabolario, un percorso di voci e di temi, spiegati da un parterre de roi di studiosi.
Parole pesanti che in tempi di messa in discussione e logoramento come quelli che viviamo è bene mettere in fila e rilanciare. Democrazia. Eguaglianza. Merito. Libertà. "La democrazia - ci ricorda Fabrizio Sciacca, docente di filosofia politica a Catania, - è uno dei tratti identitari dell'Occidente". Il termine deriva dal greco demos, popolo, e kratos, potere. L'esperienza ateniese del V secolo costituisce probabilmente il Primo esempio compiuto di democrazia.
Basterebbe solo questa riflessione per fare pace con la nostra storia, ma il testo scopre tante altre perle.
Marco Ferraresi, ordinario di diritto del lavoro a Pavia, tiene una lezione magistrale sulla solidarietà: "Solidus significa intero, compatto, coeso: la solidarietà indica dunque la partecipazione a un bene comune, senza però che parti e tutto si confondano". E ancora: "Nel diritto romano l'obligatio in solidum indica la corresponsabilità perfetta fra più condebitori distinti: ciascuno obbligato per l'intero".
Poi c'è il balzo vertiginoso, portato dai Vangeli e su cui riflette Tommaso d'Aquino: "La
solidarietà, in termini tomisti, è espressione sociale della carità: non dunque mera virtù, ma struttura del reale".Concetti per un paradigma insuperabile e modernissimo che non invecchia, anche se molti lo danno per spacciato.