Manovra, sì della Camera. Tutto da rifare sui fondi Ue

L'Aula di Montecitorio approva una legge di Bilancio "blindata". Tocca al Senato, i numeri non preoccupano

Manovra, sì della Camera. Tutto da rifare sui fondi Ue

Di ritardo in ritardo. Ieri la legge di Bilancio è stata licenziata dall'Aula di Montecitorio con 298 sì e 125 no. Un sì scontato, visto i numeri della maggioranza alla Camera. Da oggi inizia «l'ultimo miglio» al Senato. Passaggio velocissimo del disegno di legge, senza modifiche per arrivare al sì definitivo a ridosso di Capodanno. Anche in questo caso il via libera alla manovra del governo Conte non è a rischio, nonostante i numeri più risicati di Palazzo Madama.

Unica novità di ieri, l'approvazione di alcuni Ordini del giorno (deliberazioni del Parlamento che impegnano il governo rispetto a determinati obiettivi).

Tra i più rilevanti, quello presentato dalla leader di Fdi Giorgia Meloni sui poteri e le risorse per Roma Capitale, è stato approvato con 478 voti a favore e 7 contrari. Respinto uno firmato da Nicola Fratoianni di Sinistra italiana per l'introduzione della patrimoniale.

In tema casa, respinto un ordine del giorno di Catia Polidori, Presidente dell'Osservatorio Parlamentare sul Mercato Immobiliare ed esponente di Forza Italia, che impegnava l'esecutivo «a introdurre la deducibilità dell'Imu anche per le persone fisiche, relativamente agli immobili destinati ad uso abitativo, nell'anno successivo al versamento (la misura riguarda oggi solo le persone giuridiche)».

Forza Italia ha confermato il suo no alla legge di Bilancio del governo Conte annunciato da Mariastella Gelmini, capogruppo degli azzurri alla Camera. «Questa manovra manca degli elementi necessari per curare le ferite del Paese e per dare nuova linfa a tutti quei settori economici colpiti dalla pandemia ma anche dalle restrizioni. È una legge deludente per tutti gli italiani, si tratta semplicemente dell'ennesimo provvedimento di emergenza» e lo «specchio delle divisioni e delle contraddizioni della maggioranza».

Lo scontro politico sta già incrociando le politiche di governo su un altro capitolo più importante della manovra, il Recovery fund.

La trattativa di Palazzo Chigi ha portato alla rinuncia da parte del premier Giuseppe Conte della task force per gestire i 209 miliardi del Next generation Eu.

Poi è iniziato il confronto tra il premier e i partiti di maggioranza sui contenuti del piano. Quello presentato in bozza dal governo era piaciuto a pochi. I partiti devono presentare le loro controproposte al premier e al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. Fino a ieri ancora non erano arrivate quelle più attese. In particolare il documento di Italia viva, partito di Matteo Renzi e maggiore critico del progetto abbozzato dal governo.

Conte spera di portare in Parlamento un testo emendato prima della fine dell'anno. Ma le possibilità che il piano (una sorta di seconda bozza dopo le linee guida, il piano nel dettaglio arriverà entro marzo) arrivi in tempo ieri erano ancora poche. Oggi le osservazioni di Italia viva (circa 100) potrebbero arrivare a via XX settembre. Ma poi serve tempo per la sintesi.

Tra gli interventi più probabili, quello che riguarda la Sanità. Nella bozza del governo ci sono solo 9 miliardi che dovrebbero andare ala telemedicina, all'assistenza territoriale, alla sicurezza alimentare all'innovazione digitale e alla formazione. Poche risorse per tanti obiettivi. Stanziamento basso visto che l'emergenza sanitaria è tutt'altro che rientrata.

Per la parità di genere il governo stanzia 4,2 miliardi. Per la coesione territoriale 3,9 miliardi. Istruzione e ricerca valgono 19,1 miliardi, 278 le infrastrutture. Il principale capitolo è la «rivoluzione verde» (74,3 miliardi) seguito dalla digitalizzazione (48,7 miliardi).