Il marò Latorre fa causa allo Stato. Vuole un risarcimento milionario

Anni di processi e pure l'ictus: il fuciliere chiede i danni

Il marò Latorre fa causa allo Stato. Vuole un risarcimento milionario

Continua a tenere banco la vicenda dei marò, anche dopo l'archiviazione del processo, con uno sviluppo che potrebbe creare qualche imbarazzo al nuovo governo, da sempre critico con i precedenti esecutivi per non aver fatto abbastanza per tutelare i due fucilieri della Marina accusati di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala, in India, nel febbraio del 2012, in una missione anti-pirateria a bordo di una nave mercantile.

Ad aprire un nuovo fronte, come scrive il Fatto quotidiano, è stato Massimiliano Latorre, il quale ha intenzione di fare causa allo Stato chiedendo un maxi-risarcimento per quello che ha patito negli anni della controversa questione giudiziaria durante i quali ha avuto anche un ictus. Lo stesso vorrebbe fare Salvatore Girone, che al momento ha inviato solo una «lettera con toni amichevoli» alla Marina chiedendo di «ripagare il danno subito», ricevendo però una risposta negativa. Dopo aver trascorso in detenzione oltre tre mesi, i due marò erano tornati in Italia e poi erano stati rispediti per due volte in India, esponendoli alla pena di morte. La gestione dell'intera vicenda, per Latorre, gli avrebbe inoltre impedito di fare carriera e di mettere su famiglia. Al momento non c'è ancora una causa civile vera e propria, ma è in corso presso l'Ordine degli avvocati di Roma la procedura di mediazione che di prassi la precede. È l'avvocato Fabio Anselmo, noto per il processo Cucchi, ad assistere Latorre. Il legale spiega che l'azione è stata promossa nei confronti del precedente governo e conferma che anche l'altro marò ne ha in cantiere una uguale. «È chiaro - spiega - che quello che hanno sofferto i due militari merita considerazione da parte dello Stato. La gestione della vicenda da parte del governo italiano non è stata soddisfacente e in linea con il rispetto delle loro situazioni personali, umane e familiari». La speranza è che l'attuale governo, «i cui esponenti politici sono sempre sembrati particolarmente sensibili nei confronti dei due militari, si faccia carico di ciò che deve essere loro riconosciuto».

Dopo l'archiviazione delle accuse in Italia i due marò non hanno più nascosto il loro disappunto.

A fine agosto Girone ha pubblicato un post per ricordare i giorni della detenzione in cui puntava il dito contro il governo italiano. Latorre, invece, in un'intervista ha parlato di «dieci anni segnati da momenti difficili» e ha detto che nel suo attuale incarico in Marina, «dietro una scrivania», si sente come «un leone in gabbia».

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