“C’è un congresso. Sono della Lega e mi candido” anche per dire “che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori”. Il senatore Massimo Garavaglia, già ministro del Turismo, conferma all’Ansa di voler sfidare Matteo Salvini nella corsa per la segreteria della Lega.
“Ci disegnano come di estrema ma non è così. La Lega è la Lega” aggiunge Garavaglia, oggi presidente della commissione Finanze del Senato, che rivela di aver parlato della sua candidatura anche con il governatore della Lombardia Attilio Fontana. “Certo, è un amico. Ma ho tanti amici in tutta Italia”, dichiara il senatore leghista. Ora, per ufficializzare la sua candidatura, Garavaglia dovrà raccogliere le firme di 80 delegati di quattro Regioni diverse. Un ostacolo non semplice, ma secondo il Corriere della Sera, il fronte dei nordisti, che non pensava di schierare sfidanti del segretario, ora gli darà una mano. Gli oppositori di Salvini, ora, potranno “pesarsi” perché la presenza di un secondo candidato impone il voto segreto in congresso e questo favorisce di vuol esprimere il suo dissenso senza uscire allo scoperto. In ogni caso, la rielezione di Salvini non avverrà all’unanimità.
Intanto, Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, sta lavorando a un’unica mozione che affronti tutte le istanze del nord: dall’autonomia al federalismo all’estensione della Zes a tutto il territorio nazionale. L’obiettivo “è guardare avanti, non indietro”, spiega Molinari parlando con i cronisti in Transatlantico a cui dice: “Io sto parlando proprio con tutti, anche con i lombardi”. Il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, invece, ha fatto sapere di essersi confrontato con il presidente Attilio Fontana per presentare un proprio documento. Una mozione sul Nord che potrebbe trovare la sponda anche degli altri governatori come il friulano Massimiliano Fedriga e il veneto Alberto Stefani, ma anche persino dell’ex `Doge´ Luca Zaia. Salvini, infine, lavora alla segreteria politica, il nuovo organismo annunciato al Consiglio federale di cui dovrebbero far parte uno dei governatori, un sindaco, i capigruppo e altri tre rappresentanti del partito, uno del nord, un altro del Sud e uno di centro.
