Maternità surrogata, altre crepe a sinistra. Lite "Corriere"-"Stampa"

Fassina (Leu) apre alla Meloni. La cronista anti Saviano: Giannini zittisca la Marzano

Maternità surrogata, altre crepe a sinistra. Lite "Corriere"-"Stampa"

Eppur si muove. Sempre più femministe prendono le distanze dalle pretese del mondo gay su gender e utero in affitto, rivendicando - da sinistra - la misoginia dell'informazione mainstream sul tema. Proprio mentre in Parlamento sta iniziando la discussione sul testo della leader Fdi Giorgia Meloni, definito «criminale, giuridicamente inapplicabile e irragionevole» da Filomena Gallo dell'Associazione Luca Coscioni, «discriminatorio e illiberale» da Elio Vito (Forza Italia). Ma sul quale da sinistra sono arrivate aperture importanti. Ad Avvenire Stefano Fassina (Leu) dice di condividere la bozza Meloni e di volersi impegnare «per evitarne l'ordinario aggiramento».

A mandare femministe e sinistra in tilt ieri è stata (di nuovo) la giornalista del Corriere della Sera Monica Ricci Sargentini, femminista radicale contraria a ddl Zan, che per aver contestato un pezzo di Roberto Saviano sulla prostituzione si è beccata tre giorni di sospensione. Ieri su Facebook è tornata alla carica contro il direttore della Stampa Massimo Giannini , invocando il bavaglio per il pezzo pro maternità surrogata di Michela Marzano: «Non capisco perché le lasci scrivere 100 righe un giorno sì e l'altro pure. È facile fare gli altruisti con l'utero delle altre».

Per la Marzano è possibile coniugare questa odiosa pratica con gli slogan degli anni Settanta tipo «l'utero è mio e lo gestisco io» ma solo se la maternità surrogata è una scelta di generosità («ci sono donne che dicono di averlo scelto liberamente»). L'errore è casomai metterla in contrapposizione con l'adozione, resa a suo dire difficile dalla burocrazia. Perché dimentica la stepchild adoption, l'escamotage diventato legge con la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione 12193 del 2019 e già rodato dalle coppie omosessuali per aggirare la maternità surrogata e le sue delicate implicazioni legali e psicologiche.

È bastato un pronunciamento della Cassazione legato alla legge 40 sulla fecondazione in vitro (ammessa solo per gli etero) a scoprire l'inganno usato con fin troppa disinvoltura e da poco punito con la mancata trascrizione all'anagrafe a Roma e a Torino: si simula una convivenza etero grazie a una donna o un uomo «complice», e il gioco è fatto. È «l'ordinario aggiramento» di cui parla Fassina e che la norma Meloni vorrebbe in qualche modo circoscrivere, tanto che la sinistra ha già depositato una proposta per sdoganare l'utero in affitto se è «generoso e solidale». Secondo il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia l'utero in affitto è già stato surrettiziamente introdotto: «Criminalizzare i genitori di figli nati da maternità surrogata sarebbe dannoso per i figli stessi». «No, chiunque mercifica la gravidanza va punito», insiste il ministro del Sud Mara Carfagna. D'altronde, dopo la Cassazione i sindaci obtorto collo si sono dovuti adeguare, ma il problema c'è. Se n'è accorto il presidente della Consulta Giuliano Amato: «Ora parità di diritti tra i figli delle coppie gay, vista l'evoluzione scientifica e tecnologica nell'ambito della filiazione». In Parlamento basterebbe invertire il paradigma: non esiste il diritto alla maternità, ma quello di un bambino di avere una madre e un padre.

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