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Medici indagati: certificati falsi per liberare i criminali dai Cpr

Inchiesta a Ravenna, almeno 6 i coinvolti Salvini: "Vanno radiati e arrestati"

Medici indagati: certificati falsi per liberare i criminali dai Cpr
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Siamo davanti a una vera e propria "operazione salva migranti" da parte dei medici dopo quella messa in atto da certi giudici? Sembra proprio di sì stando ai fatti dell'ospedale di Ravenna, che vedono al centro dell'indagine della Procura più di sei medici che avrebbero emesso false certificazioni per impedire che stranieri irregolari, sottoposti a visita, venissero accompagnati nei Cpr, ovvero i centri di permanenza per rimpatri. Il metodo utilizzato consisterebbe nella compilazione incompleta dei moduli e nell'attribuire agli immigrati patologie incompatibili con la vita di comunità in modo da evitare loro la detenzione. E, anche se dalla Procura non trapelano dettagli, si può già paventare l'esistenza di un sistema vero e proprio. Infatti, al vaglio dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza ci sarebbero soprattutto molte conversazioni avvenute tra i medici utili a comprendere le dinamiche dei presunti illeciti commessi. Per questo la perquisizione è stata estesa al luogo di lavoro (ovvero il reparto di malattie infettive), ai veicoli e alle dimore dei singoli indagati, e la ricerca sarebbe finalizzata a cercare mail, chat, sms e qualunque altra forma di collocazione tra gli indagati per capire cosa si fossero comunicati sugli irregolari.

Medici che sarebbero indagati non solo per falso ideologico continuato, ma anche per interruzione di pubblico servizio. Sarebbero diverse decine gli stranieri quelli "graziati" da questi medici, che hanno firmato, appunto, false certificazioni che includono malattie infettive contagiose, disturbi psichiatrici, malattie acute o croniche degenerative.

Ma che cosa li ha mossi? Sembrerebbe che l'intenzione sia meramente ideologica, di opposizione alle politiche del governo da parte di operatori che, non condividendo determinati metodi, hanno preferito eluderli infrangendo la legge. C'è però un problema ulteriore che riguarda la pubblica sicurezza: molti di loro, una volta rimessi in libertà, avrebbero commesso immediatamente altri reati, avrebbero continuato a delinquere abbondantemente commettendo illeciti particolarmente gravi contro la persona.

Per una questione ideologica, quindi, Ravenna (e non solo) è stata messa in pericolo: soggetti con gravi precedenti giravano a piede libero solo perché per qualche medico i centri di rimpatrio non sono compatibili con la propria filosofia personale. E tra questi spicca un caso in particolare, fatto emergere dal Resto del Carlino. Riguarda un 25enne senegalese irregolare bloccato dalla polizia il 21 gennaio con l'accusa di avere molestato sette donne. Dopo essere stato individuato e accompagnato in questura per le procedure di rimpatrio, gli agenti non avevano potuto condurlo al Cpr proprio perché ritenuto non idoneo in seguito alla visita con i medici.

A intervenire sul caso è stato subito il vicepremier Matteo Salvini, che ritiene il quadro "gravissimo. Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto". E Nicola Molteni, sottosegretario all'Interno: "I trattenimenti nei Cpr degli immigrati irregolari pericolosi e i decreti di espulsione non possono essere vanificati da referti sanitari che, giudicando questi soggetti inidonei ai rimpatri, si pongono in contrasto con decisioni già convalidate dai giudici". A sottolineare la gravità della situazione anche il coordinatore provinciale di Fdi Alberto Ferrero: "L'eventuale rilascio dolosamente incompleto di certificazioni mediche, rappresenterebbe una lesione gravissima dei principi di correttezza, trasparenza e legalità che devono guidare l'operato dei professionisti del settore sanitario".

Così come il deputato Jacopo Morrone, segretario della Lega Romagna: "Sarebbe gravissimo. Farebbe emergere la punta dell'iceberg di un sistema doloso criminale, forse molto diffuso, di false documentazioni per contrastare le norme e le politiche immigratorie del governo".

Ma c'è anche chi ha il coraggio di protestare per le perquisizioni: attraverso un post pubblicato su Facebook, un gruppo di "sanitari, studenti delle professioni sanitarie e cittadini" ha convocato per lunedì sulle scale dell'ospedale di Ravenna un flash mob per ribellarsi alle azioni della magistratura.

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