Lettere d'amore

Ma quello è un medico che mi stava controllando le vene varicose

Mettiamo i puntini sulle "I". In tutta confidenza, lei è un inarrivabile rompiballe

Ma quello è un medico che mi stava controllando le vene varicose

Caro, cocciutissimo amico,

mettiamo i puntini sulle i di Wolfgang Amadeus Mozart. Spero che non si offenda se le dico, in tutta confidenza, che lei è un inarrivabile rompiballe. Anche se da un lato, devo ammetterlo, il suo insistente corteggiamento mi lusinga. Però se l'oggetto del suo grande amore, che mi sembra di aver capito sarei io, la manda a quel paese, e scelga lei la destinazione precisa, ci sarà pure un motivo. E io l'ho fatto addirittura tre volte. Certo che mi sono irritata: che cosa importa a lei se mi sono lasciata misurare i polpacci da un giovanotto? Scusi, ma per lei l'onore parte dai polpacci? O magari addirittura dalle caviglie? Per metterle il palpitante cuore in pace, le rivelerò che quel tale, che lei, nella sua folle gelosia, ha evidentemente scambiato per uno spasimante, altri non è che un medico specialista. Il fatto è che soffro di vene varicose, un fastidioso inestetismo che con il passare degli anni potrebbe rendermi meno desiderabile perfino a chi è accecato dalla passione. E meno male che lei, tutto preso dalla rabbia, non abbia sentito il seguito: ovvero il palpeggiamento sul retro delle cosce invase dalla cellulite e sui seni, fin tropo zelanti servitori della legge di gravità. Sì, insomma, detto fuori dai denti, sono un vero cesso o quanto meno sto per diventarlo. Quasi quanto la baronessa che lei cita, anche questa volta, mi spiace deluderla, a sproposito. Infatti la suddetta baronessa è in realtà un barone. Titolo che vale doppio: nel senso che, oltre che essere nobile, ahimé di sesso maschile, è anche un riprovevole imbroglione al baccarat. Lei, amico mio, nei suoi vaneggiamenti insinua che costei sia troppo disinvolta nel concedere certi favori. A questo turpe sospetto non ho modo di replicare: per quel poco che ho capito, il barone, già supposta ( absit iniuria verbis ) baronessa, mi pare troppo preso a truccare le carte che a truccare se stesso, a scopo per così dire afrodisiaco. Comprende perciò, caro amico, che a nulla sarebbe servito toccarmi, e non misurarmi, come lei ha creduto, i polpacci. Tra parentesi proprio non riesco a piegarmi tanto in basso. Quindi non sono stata avventata, per usare la sua espressione; al contrario mi definirei avveduta. È infatti dovere di ogni donna cercare di essere bella. O non eccessivamente brutta. Forse i grandi musicisti pagano dazio al loro immenso talento: se il suo collega in erba Beethoven, è la mia profezia, sarà presto sordo, lei già non ci vede bene. In attesa di ritrovarla un po' più sereno, non le nascondo che mi sono stancata di scrivere. La prossima volta quindi mi permetterò di chiamarla. Sperando che qualcuno, nel frattempo, abbia inventato il telefono.

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