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Memoria e leggerezza il "primo" Privé della Signora Armani

La collezione della nipote dopo la morte di Re Giorgio. La grazia moderna di Chanel

Memoria e leggerezza il "primo" Privé della Signora Armani
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"Adesso in ufficio mi chiamano Signora Armani e devo dire che questo un po' mi secca" dice sorridendo Silvana, la prima dei tre nipoti del grande stilista scomparso lo scorso settembre e da lui designata come responsabile del womenswear e della linea di alta moda Privè in passerella ieri sera a Parigi con la collezione della prossima estate. A poche ore dalla sfilata Silvana Armani riceve i giornalisti nel backstage con la forza tranquilla di chi sa di aver fatto un lavoro impeccabile su cui nemmeno Re Giorgio, ipercritico ed esigente com'era, avrebbe avuto da ridire.

Entrata in azienda 45 anni fa come centralinista ("Ero un disastro racconta collegavo sistematicamente gli interni sbagliati") passa all'ufficio stile solo dopo aver fatto una cartella colori che il severissimo zio giudica perfetta. Si può parlare di perfezione cromatica anche in questa collezione Privè che parte dal color giada così leggero e al tempo stesso potente da essere abbinato solo a un bellissimo tono quasi trasparente di quarzo rosa oltre che ai grandi classici: bianco o nero. Non è l'unico punto di forza dei 60 modelli (30 meno di quelli che in media faceva Re Giorgio con un'idea forse più enfatica dell'alta moda) ispirati da un'intima ricerca di leggerezza e fluidità. "Volevo fare una couture sciolta, senza peso e con colori inusuali, qualcosa d'indossabile da tutti" spiega infatti lei mostrando un tailleur pantalone in organza bianca indossato da Agnese Zogla - storica modella della maison con un evanescente ensemble di camicia e cravatta in chiffon verde giada e quarzo rosa. I pantaloni hanno 10 pinces per lato che donano rigore al più fluido dei tessuti. Nessuna delle ragazze indossa quei piccoli cappelli mutuati dall'idea dello zucchetto che Armani adorava e che tutte le donne trovano punitivi dopo i 20 intesi come anni e sopra i 40 intesi nel senso dei chili. I gioielli sono il più delle volte integrati negli abiti oppure sostituiti da strepitosi ventagli in crinolina e cristalli nei sognanti colori di collezione. Tra i pezzi più sensazionali c'è un cappotto da sera nero reversibile su un interno interamente ricamato con innumerevoli microcristalli creati da Swarovsky per Armani nello stesso tono di verde giada di un fulminante abito da sera. Il colpo al cuore arriva comunque con l'abito da sposa (nella foto al centro)che qui in Francia chiamano "la marièe" e sfila sempre per ultimo. "È un disegno dello zio che abbiamo trovato" dice Silvana che in mezzo a tutto è l'unica donna sul podio dei couturier di questa tornata d'alta moda parigina. Signora Armani di nome e di fatto.

Molto diversa ma ugualmente dettata da una spasmodica ricerca di leggerezza, la prima couture di Matthew Blazy per Chanel dimostra una conoscenza pressochè carnale degli immortali valori del marchio. Del classico tailleur creato a suo tempo da Mademoiselle Cocò resta la forma ma le proporzioni sono più affusolate e tutto è leggero, trasparente e svuotato per ottenere grazia senza perdere modernità. Perfino le borse in qualche modo volano tanto che le famose catene del modello 255 creato da Chanel nel febbraio del 1955 sembrano un nuovo simbolo di libertà femminile. Cambiano radicalmente i colori dettati forse da un'idea disneyana della natura che si ritrova anche nell'allestimento del Grand Palais fatto con giganteschi funghi rossi e incredibili salici piangenti rosa. Le note di collezione citano tra le fonti d'ispirazione un haiku che parla di un uccellino che si posa su un fungo.

Qualunque sia il punto di partenza, quello di arrivo si avvicina molto alla traduzione in alta moda della frase della giornalista e scrittrice polacca Marina Jesenska eroina della resistenza ai nazisti deportata a Ravensbruck. "La leggerezza è un dono di Dio diceva - nella leggerezza c'è più verità, più morale, più spirito".

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