Il Comune mette in mora Marino: "Paghi 37 milioni di euro per i rifiuti"

La giunta Raggi ha mandato il conto all'ex sindaco di Roma Ignazio Marino e i suoi dirigenti che si occuparono della chiusura della discarica impedendo così lo smistamento dei rifiuti

Il domicilio di Ignazio Marino di Philadelphia è stato raggiunto da una "Notifica di costituzione in mora" che arriva direttamente dalla giunta di Virginia Raggi per un danno erariale di 37 milioni di euro

Sulle pagine di Repubblica è possibile apprendere che l'ex sindaco di Roma, attualmente residente a Philadelphia, è stato raggiunto da una messa in mora da 37 milioni di euro. Esposito, ex senatore dem ha dichiarato che quanto avvenuto (la messa in mora) "è assurdo". L'ex senatore ha così tuonato:"È davvero singolare, per non usare un altro termineche una delle scelte più importanti per Roma, cioè liberare la città dal monopolio di Manlio Cerroni, venga tradotta con una richiesta milionaria per Ignazio Marino. Mi auguro che si vada a fondo in questa storia che è inaccettabile". Il Campidoglio ha protocollato la richiesta lo scorso 10 luglio, in gran segretezza dopo che la giunta Raggi si era limitata ad accusare i governi cittadini precedenti di errori e danni. Ora invece, fa sapere Repubblica, è passata ai fatti inviando una richiesta da 37 milioni di euro a Ignazio Marino. La discarica in questione è quella di Malagrotta, nella quale aveva fatto i propri loschi affari Manlio Cerroni.

Cosa ha procurato una lettera del genere? La Corte dei Conti che ha bacchettato la giunta Raggi dicendo che aveva iniziato un'indagine per riuscire a capire le responsabilità del danno erariale derivato dai rifiuti di Roma. La capitale ha un patto siglato nel 2012 nel quale si impegnava a differenziare il 65% dei rifiuti. Ad oggi invece Roma si è fermata ad uno scarso 44% di differenziato. Nonostante il sopraggiunto potere dei pentastellati Ama fatica comunque a riciclare i rifiuti.

Nell'attesa di trovare soluzioni la giunta pentastellata cerca di tutelarsi come può, inviando il conto a Marino e ai dirigenti che tra 2013 e 2015 hanno occupato il ruolo dirigenziale all'interno del dipartimento Ambientale romano.

Il conto dovrà essere pagato direttamente dalle tasche di Marino, non ci sono altre vie d'uscita qualora se ne accertassero le responsabilità. Un paio di anni fa lo stesso Marino rispose ai giornalisti dicendo che aveva agito nel migliore dei modi e, qualora si fosse ricandidato lo avrebbero "votato in massa".

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