"Mia moglie sta male". Donna si ferma: stuprata

Già condannato per violenza, l'uomo ha ingannato un'automobilista. Abusi per ore

Ragusa - «Aiuto! Mia moglie sta male». Il giovane è in mezzo alla strada. Sembra avere bisogno di aiuto, ma è uno stratagemma per fermare la sua vittima. Sono le due del mattino del 2 settembre. Una 30enne vittoriese, che sta facendo rientro a casa dopo aver festeggiato il compleanno con amici, blocca l'auto per prestare soccorso. Ha inizio il peggior incubo della sua vita, «una vissuta odissea» scrive il gip di Ragusa Vincenzo Ignaccolo. La donna fa in tempo a voltarsi per prendere il cellulare che l'uomo, fatto di coca, entra in auto e, minacciandola con una pietra, la costringe a passare a lato guida. La conduce in un vicolo isolato vicino al cimitero e la stupra. Lei è sotto shock. Dopo averle sottratto 250 euro, legge ad alta voce i dati della carta di identità della donna. «So tutto di te minaccia -. Se parli uccido te e la tua famiglia». Poi la conduce in spiaggia a Marina di Ragusa dove si lamenta per la recente lite con la moglie. Ma vuole ancora sfogarsi fisicamente. Così la riporta vicino al cimitero e la violenta di nuovo. Infine la costringe ad accompagnarlo non lontano da dove abita.

La 30enne ancora non lo sa, ma quel giovane, Sergio Palumbo, 26 anni, ha già stuprato un'altra donna nel 2018. La polizia lo aveva acciuffato, ma lui, condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione, se l'è cavata con soli 4 giorni di carcere, gli arresti domiciliari fino a febbraio 2019 e poi soltanto l'obbligo di dimora. Libero di stuprare e rapinare ancora. Dotato di «un'indole gravemente sopraffattrice, tendente a sfruttare a proprio vantaggio le debolezze dell'altro sesso», scrive il gip, Palumbo ha ottenuto il «completo annientamento della libertà di autodeterminazione» della vittima «e l'invalidità del consenso». La 30enne ha provato a chiedere aiuto ai suoi amici, che non hanno sentito il cellulare, per poi chiamare i genitori. Commissariato di Vittoria e squadra mobile di Ragusa si sono messi alla ricerca dello stupratore. La dettagliata descrizione fornita dalla vittima, che ha reso dichiarazioni «spontanee, immediate, lucide, precise, dettagliate e circostanziate e prive di significative contraddizioni o sbavature», il modus operandi del violentatore e i video delle telecamere di sicurezza hanno condotto gli investigatori a Palumbo, che la 30enne ha riconosciuto in foto. Il dna del 26enne coincide con quello repertato nell'auto.

Soltanto 12 ore dopo lo stupro veniva interrogato dalla Mobile dopo aver tentato la fuga. Il pm ha chiesto e ottenuto la convalida del fermo. Palumbo si è avvalso della facoltà di non rispondere dinanzi al gip che ne ha disposto la custodia cautelare in carcere. Ad aggravare la sua posizione c'è la precedente condanna per aver violentato e rapinato una donna dopo averla sequestrata e condotta in un luogo isolato. Palumbo ha moglie e 2 figli piccoli. La sua filosofia di vita la scrive su Fb: «Prendo tutto come viene, perché programmare questa vita non conviene».

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