Milano, no al lockdown. "Ora sarebbe sbagliato"

Milano fa asse con Napoli, contro l'ipotesi di un nuovo lockdown delimitato alle sole aree metropolitane

Milano, no al lockdown. "Ora sarebbe sbagliato"

Milano fa asse con Napoli, contro l'ipotesi di un nuovo lockdown delimitato alle sole aree metropolitane. Un'ipotesi lanciata due giorni fa da Walter Ricciardi, consulente del ministro della salute Roberto Speranza e ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica di Roma. Uno scenario catastrofico, cui hanno fatto seguito le parole di molti virologi italiani. Due i temi: la competenza - il lockdown non può essere annunciato che dal governo - e di situazione oggettiva negli ospedali, che fortunatamente è ben lontana ancora da quella di marzo. Così se due giorni fa il sindaco di Milano Beppe Sala aveva espresso la sua netta contrarietà alla creazione di una zona rossa intorno al Milanese, di cui eventualmente si parlerà tra 15 -20 giorni, dopo aver verificato gli effetti del Dpcm sul contenimento della pandemia, ieri ha ribadito la sua posizione: «Per quello che osservo, ritengo che oggi il lockdown sia una scelta sbagliata. È nelle mie responsabilità, io ragiono con la testa e col cuore, guardo i dati: oggi abbiamo meno di 300 terapie intensive, ne abbiamo avute 1.700, sono in crescita ma stiamo facendo dei sacrifici, vediamo cosa succederà».

Non solo, con il primo cittadino di napoli Luigi de Magistris «abbiamo chiesto al governo e al ministro di farci sapere qual è la posizione del ministero della Salute: se hanno elementi, dati, circostanze e informazioni che non sono a disposizione delle città di Napoli e di Milano». L'ex pm ribadisce che, in un momento così difficile, «le decisioni vanno prese insieme: ci vuole grande collaborazione istituzionale tra Governo, Regioni e Comuni». «Insieme si possono prendere le decisioni migliori per la salute dei nostri concittadini - continua - ma anche per salvaguardare la situazione che diventa sempre più esplosiva dal punto di vista sociale, economico e del lavoro. Questo messaggio di unità tra Napoli e Milano è un bel segnale per tutto il Paese». Tradotto: Ricciardi è stato mandato avanti dal governo per preparare il terreno a una decisione drammatica? C'è una strategia? O si tratta della sua visione?

Dello stesso tenore le dichiarazioni del presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, che ribadisce la sua contrarietà: «Per ora non ci sono le condizioni per il blocco completo della Lombardia. Noi avevamo emesso un'ordinanza che cercava di salvaguardare tutte le esigenze. Adesso la stretta del governo cambia le cose e staremo a vedere l'evoluzione. Credo che tutte le decisioni debbano essere prese sentendo il parere degli scienziati, di cui mi fido Ma non dimentichiamo - avverte il governatore - che un eventuale lockdown è competenza del Governo». Sul numero dei ricoveri e degli appelli da parte del coordinamento dei pronto soccorso lombardi, Fontana ha specificato: «Oggi non dobbiamo farci spaventare dal numero dei contagi, si fanno molti più tamponi rispetto a marzo-aprile, dobbiamo controllare la situazione negli ospedali: molte delle persone che arrivano nei pronto soccorsi non ne hanno bisogno, chiedo ai cittadini di non andare subito negli ospedali ma rivolgersi prima ai medici di base»

Allarmante la visione di Maurizio Viecca, primario di cardiologia all'ospedale Sacco di Milano che lancia un nuovo sos: «Gli ospedali di Milano sono al collasso, non c'è più posto per i pazienti. Avanti così, si rischia di morire in ambulanza o in casa, come accadeva in primavera. La crisi degli ospedali non dipende tanto dai posti liberi o meno, ma dalla mancanza di personale. Tanti operatori sanitari si sono ammalati, in percentuali che in primavera non si era riscontrate perché a Milano il virus circolava meno». Più cauto Alberto Zangrillo, primario di anestesia e rianimazione dell'ospedale San Raffaele di Milano e prorettore dell'università Vita-Salute: «La curva esponenziale che terrorizza per il momento non c'è».

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