"Spero che se ci sarà un cambiamento in Iran non sia di facciata, sogno che nel mio Paese ci sia finalmente la democrazia". È la speranza che non si è mai spenta negli occhi di Fariborz Kamkari, regista e sceneggiatore iraniano di origine curda. Kamkari ha pubblicato con La Nave di Teseo il romanzo Ritorno in Iran. È un artista eclettico e offre sempre uno sguardo originale sul suo Paese.
Che cosa le raccontano amici e familiari in Iran?
"Internet e Starlink sono bloccati. Il presidente americano per la prima volta ha detto che se continuerà il massacro gli Stati Uniti agiranno. Cosa faranno? Ci sarà un intervento militare? Le sanzioni sono state già imposte a chi fa affari con l'Iran. Quello che sta avvenendo è terribile: le forze militari sparano ad altezza uomo. In Kurdistan hanno tirato lacrimogeni negli ospedali, portato via i feriti. In periferia l'azione è più crudele, a Teheran una città di 17 milioni di abitanti si fa più attenzione a non provocare rabbia".
Quali sono le differenze con il movimento "Donna, Vita, Libertà"?
"La rivoluzione Donna, Vita, Libertà voleva cambiare il sistema, voleva la democrazia. È un sogno del mio Paese che ha più di 100 anni. Sono scesi per strada donne, studenti, minoranze, e per la prima volta anche gli uomini in difesa delle loro madri, sorelle, mogli. Le iraniane hanno pochi diritti e gli uomini faticano ad abbandonare i loro privilegi. Questa volta però si vuole un regime change che porti al potere la monarchia dei Pahlavi. Ma non ci sono cittadini di seconda classe. Nel 1979 i nostri padri credettero nella rivoluzione, ma Khomeini si rivelò peggio dello Scià. Non vogliamo ripetere i loro stessi errori".
Com'era la situazione prima della rivolta?
"Non c'era rispetto dei diritti umani, delle donne, perfino degli animali. C'era una grande crisi economica, mancava l'acqua. Una situazione estrema".
Ha delle paure?
"Ho paura che dietro a queste manifestazioni ci sia l'Arabia Saudita e che se ci sarà il cambiamento sarà solo di facciata. I Pasdaran sono disposti ad allearsi con chiunque pur di salvare il loro potere. La Guida Suprema è una figura di coordinamento tra le varie fazioni spesso in lotta. Quello dei Pasdaran è un potere occulto, ma pervasivo. Khamenei invece sta cercando una mediazione disperata con gli americani, è disposto a un bagno di sangue per assicurare la successione ad esempio al figlio, Mojtaba. Khamenei ha visto quello che è accaduto in Siria. Nel dopo Assad i qaedisti si sono tolti il turbante e hanno indossato la cravatta. Potrebbe tornare il principe Pahlavi, ma rimanere la struttura dei Pasdaran".
Ha speranze?
"Questa è una rivoluzione iniziata per mancanza di pane, partita dai bazar, per il caro dollaro, non per ideali. Sogno la democrazia, ma non ho molta speranza, anche se le nuove generazioni sono istruite e aperte, rischiano di morire per la libertà".
La polizia morale come agisce?
"Quando i giornalisti arrivano in Iran per seguire ad esempio le elezioni, il controllo si dirada perché vogliono spingere la gente ad andare a votare, ma poi tutto torna come prima. C'è molta propaganda. Quando Raisi è stato eletto si è fatto fotografare con un famoso cantante ora in prigione. Ma il proibizionismo estremo ha come risposta trasgressioni da parte della società civile che assume comportamenti libertini in segreto: c'è gente che si sposa per due ore per consumare un rapporto".
Scoppierà un'altra guerra con Israele?
"Potrebbe
accadere a prescindere della rivoluzione attuale. Ma anche se cadesse il regime, l'Iran potrebbe continuare ad essere nazionalista e non rinunciare a diventare una potenza nucleare, un sogno che aveva già negli anni 60 lo Scià".