Moratti: "Vaccini forniti in base al Pil"

Il governo: "Salute bene pubblico fondamentale". Pfizer ritarda la consegna delle dosi

Moratti: "Vaccini forniti in base al Pil"

Dosi di vaccino alle regioni in base al Pil. E piovono pietre sulla Lombardia. Il vice presidente e neo assessore al Welfare, Letizia Moratti, chiede al commissario all'emergenza Domenico Arcuri di modificare i criteri in base ai quali il governo assegna la quantità delle fiale per la profilassi. Sono quattro i parametri suggeriti dalla Moratti: il contributo che le regioni danno al Pil; la mobilità; la densità abitativa e l'incidenza dei contagi nell'area. Proposta subito bocciata dal Pd e dal M5s. «Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più», la replica del ministro Roberto Speranza. Immediata la controreplica dell'assessorato. Il riferimento al Pil non riguarda la «ricchezza» ma la capacità produttiva: se riparte la Lombardia, è il ragionamento, «si contribuisce alla ripresa dell'intero paese». Comunque la Lombardia è la regione che già al momento ha ricevuto più dosi, oltre 235mila.

Una proposta che fa discutere proprio nel momento in cui la consegna delle dosi subisce ulteriori ritardi che allungheranno ulteriormente i tempi di somministrazione dei richiami. Sul tema Arcuri ha convocato con urgenza le Regioni per discutere un meccanismo solidale di ridistribuzione delle dosi. Così anche l'avvio della campagna vaccinale per gli over 80 slitta. La più grande vaccinazione di massa mai intentata a livello mondiale si conferma operazione complessa e irta di ostacoli. Lo scoglio inaspettato che ha provocato anche grande irritazione in tutta Europa è rappresentato dall'arbitrio assoluto con il quale la Pfizer non solo ha annunciato di ridurre il numero di dosi previste in consegna ma anche di stabilire di quanto ridurre regione per regione per quanto riguarda il nostro paese. Non stupisce l'irritazione del governatore del Veneto, Luca Zaia, che si è visto praticamente dimezzare le dosi. «È vergognoso: non si può dare un piano di forniture che poi vengono sospese del 53 per cento», attacca Zaia. Con questi tagli se non si recupera il ritardo sarà «un disastro» avverte il governatore «non riusciremo neppure a fare i richiami previsti per tutti».

Ed ecco che anche sui tempi per la seconda dose si scatena il dibattito tra scienziati aumentando la confusione. Mentre per Armando Genazzani, rappresentante italiano al Chmp (Committee for medical products for humans use) dell'Agenzia europea del farmaco Ema non ci sarebbe alcun problema per «un ritardo di qualche giorno, una o due settimane» per la seconda dose, per il professor Raffaele Bruno, direttore della clinica di malattie infettive del San Matteo di Pavia, è «grave che venga da qualcuno di Ema questa affermazione» perché spiega Bruno «in questo modo salta tutto il processo di approvazione».

Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza, nonostante piovano segnali negativi si dice ottimista sulla possibilità di immunizzare «20 milioni di italiani prima dell'estate e 24-25 subito dopo». La speranza resta Astrazeneca, il 29 gennaio è prevista la riunione Ema per il via libera: un vaccino più maneggevole che può essere consegnato direttamente ai medici di base. Ora la grande incognita riguarda le vaccinazioni per gli over 80. Il Lazio per ora ha annunciato lo slittamento della partenza al 1 febbraio. Ci si potrà prenotare sul sito SaluteLazio.it dal 25 gennaio con il proprio codice fiscale o rivolgendosi al proprio medico di base. Ma l'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, ha già messo in conto un ritardo di un paio di mesi per l'avanzamento della campagna a causa dello slittamento delle dosi. La profilassi purtroppo rallenta un po' in tutte le regioni in attesa che la Pfizer riprenda la distribuzione a pieno regime.

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