Morto a 78 anni il padre della Samsung. Dalla frutta al colosso dell'elettronica

Lee Kun-hee cominciò nell'azienda del padre, per poi diventare artefice del boom economico di Seul. E del suo: 25 miliardi

Morto a 78 anni il padre della Samsung. Dalla frutta al colosso dell'elettronica

«Non si cambiano solo moglie e figli, il resto delle cose è sacrificabile». Lo ripeteva come un mantra Lee Kun-hee, morto ieri a 78 anni. Il padre della Samsung non è stato solo il principale responsabile della trasformazione di quella che una volta era un'azienda agricola in un colosso dell'elettronica, ma anche di gran parte del boom economico della Corea del Sud. La causa della morte non è stata riferita, ma Lee non si era mai più ripreso dopo aver sofferto di un attacco cardiaco nel 2014, ritirandosi dalla vita pubblica. Le redini dell'azienda erano comunque passate ufficialmente negli ultimi anni al figlio Lee Jae-yong.

La visione di Lee Kun-hee, il cui patrimonio personale è stimato in 25 miliardi di euro, si riflette perfettamente in una lettera inviata ai clienti, ai dipendenti e agli amici di Samsung poche settimane prima della sua morte: «Viviamo in tempi entusiasmanti di rivoluzione digitale, caratterizzati dal cambiamento e dalla costante innovazione creativa. Per essere all'avanguardia, dobbiamo trasformare le alterazioni in opportunità».

Come spesso accade per persone di grande carisma e influenza, il nome di Lee non è stato privo di controversie: dalla lunga battaglia legale con Apple, il principale concorrente, all'essere accusato e condannato per evasione fiscale. L'indulto, nel 2010, è stato un altro segno del potere che Lee ha detenuto nel suo Paese, dove, in qualità di membro del Cio, è riuscito a far ottenere a Pyeongchang la storica organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali del 2018.

La scalata della famiglia Lee è iniziata in un piccolo negozio di Seul, quando il padre Byung-Chul Lee ha creato i Samsung General Stores per esportare pesce, verdura e frutta in Cina. Era il 1938, e dopo l'occupazione giapponese, la Corea stava vivendo un periodo di grande crescita. In poco più di vent'anni, il reddito pro capite è passato da 200 a più di 10mila dollari, tra i più alti del mondo in via di sviluppo. Ci sono voluti 30 anni perché la casa fondatrice si trasformasse in Samsung Electronics, fondata nel 1969 e integrata con Samsung Semiconductors nel 1988, per diventare una parte cruciale del conglomerato più influente della Corea. Poi è arrivata la crisi asiatica del 1997 e il bilancio del gruppo ha subìto una forte battuta d'arresto raggiungendo un rapporto di indebitamento astronomico. I ricavi sono diminuiti rapidamente e, senza finanziamenti esterni, i piani di investimento di Samsung non erano più sostenibili. Ma proprio come nel 1974, quando l'azienda ha fiutato l'opportunità offerta dal mercato dei semiconduttori, la crisi del 1997 ha dato a Lee una nuova visione per ottimizzare e aggiornare la propria competitività, passando da un modello di business fondato sulla produzione di imitazioni, a uno sviluppo del marchio eretto sulla tecnologia digitale. In breve tempo, Samsung ha ceduto 10 filiali e, rompendo con la lunga tradizione occupazionale coreana, ha finito per licenziare più di 30mila persone. Il sacrificio ha trasformato il gruppo nel leader mondiale dell'elettronica, con 200mila dipendenti sparsi nel mondo. Le attività non hanno a che fare solo con l'elettronica: Lee ha dato vita negli anni a Heavy Industries (secondo gruppo mondiale di cantieri navali), Engineering e Samsung C & T (costruzioni) e Life Insurance (assicurazione e pubblicità). Samsung possiede società specializzate in hotel, in parchi a tema, gruppi farmaceutici e automobili.

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