Domenico non è trapiantabile. Il pool di medici non si è dovuto confrontare su pareri discordanti talmente il quadro clinico è risultato chiaro.
A spiegarcelo è Carlo Pace Napoleone, direttore di Cardiochirurgia all'ospedale Regina Margherita di Torino che ha partecipato alla maxi consulenza clinica. Il primo punto che ha lasciato tutti perplessi è stata l'ultima Tac cerebrale: rileva un sanguinamento che pochi giorni fa non c'era e che sicuramente in sala operatoria, attivando la circolazione extra corporea, sarebbe degenerato in un'emorragia. E quindi avrebbe comportato danni importanti che avrebbero compromesso l'attività cerebrale. Punto numero due: proprio nella notte in cui è arrivata la notizia di un possibile cuore, Domenico ha manifestato una crisi settica. Il suo fisco estremamente debilitato da quasi 60 giorni attaccato ai macchinari e dal cuore trapiantato danneggiato non ha le forze di attivare le difese immunitarie ed è maggiormente esposto alle infezioni. Come rilevato dai medici del Bambino Gesù, anche gli altri organi sono in estrema sofferenza: i reni (uno in particolare), i polmoni, il fegato.
"C'è un altro punto da considerare - spiega Pace Napoleone - e riguarda proprio il cuore che è risultato disponibile la notte scorsa: l'algoritmo del centro trapianti lo classificava come compatibile. In effetti tutti i parametri necessari c'erano. Ma dopo aver verificato la compatibilità vengono effettuati i cross match e uno di questi è risultato positivo".
Il cross match è un test di laboratorio fondamentale eseguito prima delle trasfusioni di sangue o dei trapianti di organi per garantire la compatibilità tra donatore e ricevente. Serve prevenire gravi reazioni immunitarie. Mescolando il siero del ricevente con le cellule del donatore, rileva gli anticorpi che potrebbero causare rigetto o emolisi. Eventualità che il piccolo Domenico non avrebbe potuto affrontare. C'è quindi anche questo aspetto da considerare nelle pieghe del destino che hanno danzato attorno a questa storia: un cuore in arrivo proprio nelle ore in cui la situazione precipita. "Anche noi medici speravamo di trovare una situazione diversa - ci spiega Pace Napoleone mentre torna in treno a Torino dopo la visita al Monaldi - Purtroppo non sempre le cose vanno come vorremmo o come ci aspettiamo vadano. Bisogna sapersi fermare e scegliere le modalità più rispettose per il bambino. Credo ci sia una dignità anche nel modo in cui si arriva alla morte". Martedì, in attesa della visita di ieri, i medici hanno sospeso la sedazione a Domenico, per poter verificare le sue reazioni e avere un'idea più chiara della situazione. "Ora decideranno se riprenderla - aggiunge il cardiochirurgo - Valuteranno i colleghi". Decideranno loro il da farsi? "Lo deciderà Domenico".
Tutti i membri dello staff di esperti (da sinistra: Carlo Pace Napoleone, Lorenzo Galletti e Rachele Adorisio, Giuseppe Toscano , Amedeo Terzi e Guido Oppidi) sono tornati nei propri ospedali con amarezza. Avrebbero voluto diagnosticare altro. Mache Oppidi, l'unico a dare la disponibilità per l'intervento, ieri si è fermato. Non ci sarà accanimento, non ci saranno altre forzature. Domenico verrà solo assistito nell'ultima parte del suo percorso.
Poi arriverà la fase del silenzio e quella dell'inchiesta, per fare chiarezza sulle modalità di trasporto del cuore donato a Bolzano, sul ghiaccio secco, sull'impianto azzardato ma forse inevitabile nella sala operatoria di Napoli.