Muore dopo un mese di ricovero: si era curato con la telemedicina No-Vax

L'uomo si era rivolto a IppocrateOrg. I pm: omissione di soccorso

Muore dopo un mese di ricovero: si era curato con la telemedicina No-Vax

Aveva rifiutato il vaccino e si curava con farmaci vermifughi.

È finito sul tavolo della Procura di Ferrara il caso di un paziente «no vax» di 68 anni, morto giovedì mattina all'ospedale Sant'Anna, dove era stato ricoverato in condizioni gravissime per Covid-19.

L'uomo, che già soffriva di patologie pregresse, aveva deciso di curare le conseguenze del virus a casa sua, con la telemedicina, basandosi esclusivamente sull'assistenza via mail e telefonica di un medico volontario che era legato all'associazione IppocrateOrg, la stessa che era finita in un polverone di polemiche poco tempo fa durante l'International Covid Summit 2021 organizzato in Senato dalla leghista Roberta Ferrero. Per il 68enne, che rifiutava il vaccino nonostante fosse a rischio, era stata richiesta anche una consulenza psichiatrica.

Quando un mese fa è entrato in ospedale, convinto da un'amica che lo vedeva peggiorare di ora in ora, le sue condizioni erano già molto serie e gli stessi medici del Sant'Anna avevano deciso di far partire una segnalazione alla magistratura, dopo aver scoperto che il poveretto era stato curato con prescrizioni da remoto inviate via messaggio. Lui aveva provato a convincere i sanitari di star bene, insistendo per firmare le dimissioni.

Sul caso la Procura aveva aperto subito un'indagine conoscitiva, che ora il pm Ciro Alberto Savino ha trasformato in fascicolo per omissione di soccorso verso ignoti, disponendo l'autopsia sul corpo del paziente.

IppocrateOrg ha trovato terreno fertile in lui e in molti che non credono nella medicina tradizionale. L'associazione, nota per proporre una serie di farmaci «off label» (fuori dalle prescrizioni farmaceutiche) contro il coronavirus, usa cure alternative con vitamina D, curcuma e non ultime l'idrossiclorochina e l'antiparassitario ivermectina, sostanze non autorizzate su cui la comunità scientifica ha più volte messo in guardia. A capo del movimento IppocrateOrg c'è Mauro Rango, che ha elaborato anche un modulo per far sottoscrivere ai proprio aderenti, spaventati da «Big Pharma» queste cure. «Esonerando il medico curante da ogni responsabilità, il sottoscritto chiede di essere curato con idrossiclorochina, colchicina e ivermectina, off label», si legge, ovvero per uso differente dalle indicazioni terapeutiche, perché stiamo parlando di un farmaco per la gotta, un antimalarico e antiparassitario per bestiame sui quali l'agenzia federale Usa Fda ha già messo in guardia gli Usa avvertendo: «Non siete cavalli, non siete mucche!»

Eppure l'associazione aveva convinto il paziente che il coronavirus è una «malattia curabilissima». E lui ci ha creduto, ma fino a poco tempo fa.

Commenti