Napoli tra festa e accuse "I tifosi? Degli sciagurati"

Guerra (Oms): assembramenti che non possiamo permetterci. Salvini a De Luca: dov'era il bazooka?

Napoli tra festa e accuse "I tifosi? Degli sciagurati"

Il «direttore aggiunto» dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Ranieri Guerra, che definisce «sciagurati» i festeggiamenti dei tifosi napoletani, è sicuramente un marziano. Solo un abitante proveniente dal Pianeta Rosso può infatti concepire che un evento di gioia popolare si manifesti «nel rispetto del distanziamento sociale».

In realtà immaginare che una tumultuosa felicità di massa divenga un ordinato e asettico insieme di singole felicità, è un controsenso; come farsi una nuotata in mare pretendendo di non bagnarsi le braccia. Invece, dopo aver «annegato» la Juventus ai rigori nella finale di Coppa Italia, i napoletani le braccia se le sono bagnate, eccome.

Un «tuffo» liberatorio, alla faccia delle cautele anti-Covid, che ha scatenato l'immancabile caso politico-sanitario.

All'aspetto «politico» ha provveduto il leader della Lega, Matteo Salvini, cogliendo la palla al balzo (la ciliegia l'aveva colta il giorno prima...) per sfruculiare il governatore campano, Vincenzo De Luca: «Mi domando dov'era il signor De Luca, quello che voleva usare il bazooka» (De Luca gli ha risposto garbatamente dangogli del «somaro geneticamente puro»).

All'aspetto «sanitario» ha pensato il professor Guerra, etichettando come «sciagurati» i caroselli partenopei, dimenticando forse i «caroselli» ben più «sciagurati» della «sua» Oms che, dall'inizio del drammatico «campionato» del Coronavirus, non ne ha azzeccata una.

Ha senso quindi stigmatizzare le scene che abbiamo visto scatenarsi a Napoli? Facciamolo pure, ma senza ipocrisie: tenendo cioè presente che avremmo assistito alle stesse scene pure a Milano o a Torino se la Coppa Italia l'avesse conquistata il Milan, l'Inter o la Juve.

Ribadiamo: non si può esplodere di entusiasmo soffocando il boato con una mascherina o una spruzzata di gel. Vale per l'Italia e per qualsiasi altra parte del mondo. Benché solo in Italia si poteva immaginare una pagliacciata digitale come quella delle tribune «popolate artificialmente» per meglio valorizzare il marchio pubblicitario dello sponsor.

E, a proposito di réclame, al piccolo spot demagogico non ha saputo rinunciare neppure il sindaco di Napoli. Luigi De Magistris, che ha descritto l'ammuina dei tifosi - parte(nopei) e parte(esaltati) - come «vittoria del contagio della felicità perché siamo forti anche ai tempi del virus».

Quanto poi alla pantomima del «distanziamento», anche qui la situazione è paradossale. Lo stiamo vedendo in questi giorni con gli esami di Maturità: nelle aule mille precauzioni, ma una volta fuori dalla scuola baci e abbracci con amici e «congiunti» vari. A conferma che ogni manifestazione di giubilo mal si adatta al rigore della profilassi anti-virus.

Ragion per cui è altrettanto puerile prendersela con i giocatori del Napoli che sul Frecciarossa che li riportava a casa hanno girato un video in cui cantavano allegramente stando core a core.

Questo significa che non dobbiamo più rispettare le norme e possiamo incoscientemente fare il comodo nostro?

No. Le regole bisogna ancora rispettarle, ma rimanendo con i piedi per terra. Mica su Marte.

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