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Nasce il blocco anti sovranisti: così li escludono dalle cariche Ue

L'Eurocamera non ha ancora una maggioranza stabile. Ma nessuno vuole che i sovranisti raggiungano il potere

Nasce il blocco anti sovranisti: così li escludono dalle cariche Ue

Nessuno spazio ai sovranisti. Sembra essere questo l'ordine giunto in queste settimane nelle alte sfere dell'Europarlamento e della Commissione europea, così come dei governi rappresentati dai grandi blocchi europeisti. L'idea è che i partiti che rappresentano forze critiche nei confronti di questa Unione europea non debbano partecipare alla spartizione delle poltrone. Nessun posto apicale né al Parlamento europeo né in Commissione né in tutto quel fitto sottobosco di burocrati che rappresenta il motore silenzioso ma reale dell'Ue. E per fare questo, il blocco sovranista viene fronteggiato da un altro fronte che si può considerare il suo alter ego: quello composto da socialisti, liberali, Verdi e forse popolari.

Come si comporta questo anti-blocco? Lo spiega l'Huffington Post con un esempio: "Se l'Ecr, il gruppo dei Conservatori e Riformisti che tra gli altri comprende gli eletti di Fratelli d’Italia e gli spagnoli di Vox, propone qualcuno di loro per la presidenza di una Commissione, in aula la proposta non passa. Il cordone sanitario insomma tenta di prevenire il rischio che qualche Commissione parlamentare dia l’ok alla candidatura di un esponente dei partiti nazionalisti ed euroscettici per la Commissione Ue". Il motivo è che i commissari nazionali devono passare attraverso il placet delle commissioni parlamentari. Quindi, se la commissione di competenza dà l'ok, il Parlamento difficilmente potrebbe dire di no alla nomina di un esponente del partito cui la stessa commissione ha dato l'approvazione. L'obiettivo è chiarissimo: fare di tutto per isolare i nazionalisti, gli euroscettici e i partiti populisti. E questo vale sia per che non rappresenta partiti di governo (come il Rassemblement National di Marine Le Pen) sia partiti di governo, fra cui la Lega o i Conservatori britannici o anche i polacchi di Partito e Giustizia del premier Mateusz Morawiecki.

Le due direttrici anti sovranisti

Naturalmente questa è la teoria. Poi c'è la pratica: che è quella di raggiungere un accordo che in queste ore non appare semplicissimo- Perché la politica europea si basa non solo sulle forze in campo all'interno del parlamento europeo, ma anche su quella dei governi che a loro volta rappresentano i singoli Stati. Le alleanze si fanno su queste due direttrici. Ed è del tutto evidente che Emmnauel Macron non sia solo il leader di La Republique en marche ma anche il presidente francese. Idem per Angela Merkel, che è vero che ha lasciato la guida della Cdu, ma resta cancelliera della più forte potenza europea. Lo stesso dicasi per il leader socialista Pedro Sanchez, che oltre a essere punta di diamante dei socialisti europei è anche il premier spagnolo e di quel Paese che tenta di scalzare l'Italia come terza forza dell'Unione europea.

In questo gioco di trattative, la questione quindi passa dal piano meramente politico a quello diplomatico. Macron non può lasciare la corona del gruppo di Alde e Liberali a Guy Verhofstadt, e il blocco già traballa. Dall'altra parte, popolari e macroniana sono asi ferri corti per le cariche Ue e per chi debba essere presidente della Commissione europea, con Manfred Weber che non piace ai francesi. E i gruppi ad oggi sembrano molto deboli per indicare una linea comune. E i Verdi, forza europeista ma più di rottura, approvano una linea più istituzionale e filotedesca, spiece per la forza del partito in Germania.

L'impressionare è che per adesso le forze si possano unire solo per il nemico comune: i sovranisti. Sono loro il problema del blocco europeista e che può mettere in crisi l'establishment Ue. E per questo motivo, sotto le insegne del pià classico dei "No pasaràn" potrebbero ritrovarsi uniti liberali, verdi, socialisti e forse una parte di popolari, che però non sembrano così sicuri di questa linea. Il cordone sanitario per evitare che arrivino al potere appare l'unica certezza in un'Europa che ormai sembra aver perso gran parte dei suoi pilastri.

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