Dopo quasi venti anni al potere Hamas ha annunciato lo scioglimento del suo governo de facto a Gaza. Questa decisione potrebbe aprire la strada alla gestione del territorio da parte di un comitato tecnocratico già costituito, la cui missione è garantire la rappresentanza palestinese nelle istituzioni. Quest'ultimo si è dichiarato "pienamente pronto ad assumersi le proprie responsabilità". Il passo segna una svolta politica per il movimento islamista, che ha preso il potere nella Striscia di Gaza nel 2007 in seguito agli scontri con Fatah, il partito del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, con sede a Ramallah, in Cisgiordania. Ma Israele resta molto diffidente. Per il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, "quello di Hamas è un trucco per evitare il disarmo".
Sulla carta, Hamas adempie a uno dei termini del fragile cessate il fuoco. Il partito militante dimostra la sua volontà di rinunciare al potere formale nell'enclave, come richiesto dall'accordo in 20 punti mediato da Washington. Ma la tregua per ora non è riuscita a fermare gli attacchi israeliani, né il ritiro del suo esercito dalla Striscia, né ha portato al disarmo di Hamas. Le autorità di Tel Aviv mantengono un blocco parziale all'ingresso degli aiuti e definito la mossa "una manovra propagandistica priva di significato", sul modello Hezbollah in Libano, il cui destino potrebbe essere definito nel prossimo round di negoziati fissati a Roma per il 15 e 16 luglio.
Il Consiglio per la Pace su Gaza, nominato da Trump e istituito per monitorare il piano post-guerra, ha affermato che valuterà "dalle azioni, non dalle promesse". La situazione rimane critica. Hamas ha accusato lo Stato ebraico di violare ripetutamente il cessate il fuoco e di non aver rispettato altre parti del piano, ovvero il ritiro delle forze israeliane da Gaza, mentre il movimento islamista è recalcitrante a deporre le armi. Israele afferma che i suoi attacchi, successivi al cessate il fuoco, mirano a contrastare le minacce dei militanti. Le truppe dell'Idf controllano oltre il 60% della Striscia, una zona cuscinetto per scoraggiare gli attacchi di Hamas. Il mese scorso Netanyahu ha ordinato all'esercito di riconquistare il 70% dell'enclave.
I bombardamenti su Gaza hanno costretto quasi l'intera popolazione di 2 milioni di persone a sfollare. La maggior parte ora vive in tende o edifici danneggiati in una stretta striscia costiera di territorio governata dal partito islamista. Nelle aree non controllate da Israele, il gruppo, secondo alcuni report, giustizia gli oppositori e chi considera una minaccia.
La questione della governance di Gaza rimane uno dei principali punti critici nei negoziati. Israele respinge qualsiasi ritorno di Hamas, ma è contrario anche una presa di potere da parte dell'Anp, che accusa di sostenere il terrorismo.