Guerra in Ucraina

"Nessun allarmismo. Dobbiamo difendere lo spazio atlantico"

Il generale: "Le raccomandazioni? Periodiche. Hanno fatto di tutto per svilire il nostro ruolo"

"Nessun allarmismo. Dobbiamo difendere lo spazio atlantico"

Una prova «gravissima» che proverebbe il ruolo di parte cobelligerante dell'Italia? No. «È la classica tempesta in un bicchier d'acqua», sospira il generale Giorgio Battisti, presidente della Commissione Militare del Comitato Atlantico Italiano e con una lunga esperienza sul campo (è stato tra l'altro il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan) e nello Stato maggiore dell'Esercito. Che legge quella circolare come «una normale direttiva, nella quale il capo di Stato maggiore dell'Esercito chiarisce le priorità nell'approntamento delle forze nel caso di una minaccia che possa riguardare l'Alleanza Atlantica».

Insomma, l'allarmismo è ingiustificato.

«Ingiustificato e inutile. Queste circolari non sono frequenti, ma sono periodiche, quando serve indicare le priorità. Per fare un esempio, quando bisognava andare in Afghanistan, con queste circolari si raccomandava a prepararsi a difendersi dagli Ied, gli ordigni improvvisati. Dispiace che qualcuno abbia diffuso un documento per uso interno. Purtroppo oggi tutto finisce sui social, un modo vigliacco per creare polemiche inutili».

Eppure quei riferimenti alla prontezza operativa e all'addestramento orientato al warfighting hanno fatto drizzare le orecchie a molti.

«Nella circolare si parla di prima e seconda missione. La prima è la difesa della collettività nazionale, cioè i confini. La seconda missione è la difesa dello spazio Euro-atlantico - la Nato - e di quello Euro-mediterraneo, sostanzialmente la Ue. Perché per legge i capi di Stato maggiore di Esercito e Difesa sono responsabili della prontezza delle forze. Devono fare sì che siano sempre pronte a intervenire in caso di minacce».

E la minaccia esiste.

«Come no. Diversi esponenti politici internazionali si chiedono se Putin, una volta arrivato ai confini occidentali dell'Ucraina, intenda fermarsi o invece condurre qualche altra attività fuori da quei confini. Quindi è doveroso che un Capo di Stato Maggiore dia le direttive perché le forze che dipendono da lui siano pronte, anche perché, appunto, ne risponde per legge. Va poi detto che la guerra di invasione in Ucraina ci spinge a ricordare il compito principale di una forza armata, ossia quello di ricorrere all'uso legittimo delle armi».

Sembra lapalissiano...

«Ma negli ultimi anni è stato fatto di tutto per svilire questo ruolo, per dimenticarsene a favore della raccolta dell'immondizia dalle strade, dell'uso dei soldati come forza di polizia per le strade, del trasporto dei banchi a rotelle per le scuole, quelli che non servono più. L'idea degli ultimi governi era quella di avere sostanzialmente un grande esercito della salvezza, un esercito di pace, fatto di soldati di pace. Ma noi dobbiamo avere di nuovo un esercito di difesa, di difesa della nostra società, italiana ed europea».

Quindi l'allarmismo scatenato dalla circolare è un riflesso pavloviano del clima culturale recente intorno alle forze armate?

«È una reazione che non si spiega. Non penso che qualcuno, se la protezione civile aggiorna i piani di intervento in caso di calamità naturale, lo interpreti come prova del rischio di catastrofe in arrivo. Sono semplici predisposizioni.

Anche perché per avere soldati pronti e addestrati servono mesi se non anni, e negli ultimi anni i soldati hanno fatto di tutto tranne che i soldati».

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